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Assicurazioni pronte all’aumento, solo Generali è senza la delega

2 Aprile 2017

A che punto sono i venti di guerra assicurativi in Europa? Ufficialmente è tutto sopito dopo la fiammata su Generali a gennaio. Ma per non saper leggere né scrivere Zurich, mercoledì, ha ampliato la delega al cda per aumentare il capitale e garantirsi «maggiore flessibilità finanziaria». Nessuno oggi può dire se questa eufemistica espressione, così manageriale, celi la voglia di ripararsi da improvvisi choc di mercato che potrebbero verificarsi nel continente (le elezioni in Francia sono alle porte, in Germania e in Italia verranno presto e le campagne elettorali fanno di nuovo scricchiolare l’euro), o sia anche un modo per avere munizioni pronte in caso di attacco concorrente o per comprarsi prede tramite azioni.

Allianz ha deleghe per ricapitalizzare fino a 54 miliardi, il 69% del suo capitale totale. Stessi livelli percentuali per le deleghe di Aviva e Munich Re, poco sotto al 50% ci sono Axa e L&G, sotto il 40% Prudential e Swiss Re. Secondo ricostruzioni dell’ambiente Mario Greco, ad di Zurich da un anno (dopo un triennio in Generali), avrebbe chiesto ai consiglieri elvetici di allineare la delega ai concorrenti, per avere più margini di manovra anche contro le eventuali turbolenze che verrebbero dalla vittoria del Front National – il partito anti euro di Marine Le Pen – al voto francese del 23 aprile. Come da odg assembleare di Zurich, votato dall’81% dei soci e per importo inferiore alla richiesta, la delega potrebbe servire per acquisizioni, per migliorare il capitale regolamentare, per gestire meglio il debito e trovare altre forme di rifinanziamento. Per ora Zurich non intende usare la delega, essendo «fortemente capitalizzata». Ma se Greco volesse farlo, non dovrebbe più passare dall’assemblea prima di irrobustire il patrimonio, risparmiando dai 20 ai 30 giorni (secondo le giurisdizioni nazionali).

Quanto la variabile tempo sia preziosa lo ha mostrato la “guerra lampo” di fine gennaio tentata da Intesa Sanpaolo su Generali: in due settimane i movimenti delle due azioni hanno reso impraticabile l’operazione studiata per mesi dall’ad Carlo Messina, mentre il Leone si limitava a rastrellare un 3% della banca milanese per sterilizzarne l’eventuale scalata. A Trieste deleghe del genere non sono mai state di casa: ufficialmente perché il management ha sempre preferito allinearsi al placet degli investitori istituzionali – unico a farlo in Europa –, che non amano dare deleghe in bianco ai dirigenti. Ma conta anche il legame con Mediobanca, di stazza inferiore ma prima socia di Generali al 13%, che non ha mai incoraggiato aumenti e difficilmente avrebbe potuto seguirne di ingenti. All’assemblea Generali del 27 aprile le sole due deleghe al voto saranno per incentivi azionari alla dirigenza, pari a una quindicina di milioni.

Sul mercato diversi investitori credono – comunque – che le fusioni assicurative siano solo rimandate: sia perché il varo, tre mesi fa, dei nuovi criteri patrimoniali Solvency 2 rende finalmente decrittabile l’effettiva salute delle “prede”, sia perché la ripresa del ciclo spinge i pesci forti (come Allianz, Axa, Zurich) a comprimere i costi cercando di ingrandirsi.

FONTE LA REPUBBLICA