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Consulenza non è una parola vacua

17 Gennaio 2016

Foto editoriale GAA

 

Cari colleghi,

non so a quanti di voi può essere accaduto ciò che si legge nel blog in primo piano dal titolo: “Fate i Buooooooni (Fruttiferi Postali?!?)”.
A me questo episodio ha suscitato alcune riflessioni che ho deciso di condividere con voi. Se è vero che l’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle si è concluso con una cronaca finanziaria che invitava i risparmiatori a prestare attenzione ai propri risparmi perché le banche, le famose istituzioni, degne di fiducia, alle quali si erano rivolte in questi anni, li avevano raggirati, l’episodio che racconta la collega fa sorridere su come in Italia si “chiude un cantiere, ma non ci accorge della voragine sottostante”. Mi spiego. E’ vero che la quotazione di Poste Italiane è stato uno dei più importanti sbarchi a Piazza Affari nel corso del 2015, però ricordiamoci che a fine anno l
Antitrust ha sanzionato Poste Italiane per pratiche commerciali scorrette relativamente al libretto di risparmio postale Libretto Smart, riguardo al quale Poste avrebbe diffuso “messaggi pubblicitari ingannevoli e omissivi relativamente alle caratteristiche e alle limitazioni del prodotto“, in grado di “falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio in relazione al suddetto prodotto“.

Questo fa riflettere e ci suscita qualche domanda. Chi svolge la consulenza allo sportello? Chi propone i buoni fruttiferi o i libretti postali? Chi li spiega alla clientela? Chi risponde alle loro obiezioni? E soprattutto questo lo possiamo fare tra una raccomandata e una posta celere? Per carità tutto il rispetto possibile per i postini e anche per chi si occupa della gestione della posta ordinaria, ma ci sono professioni che non si possono esercitare così da un giorno all’altro, la professionalità non la possiamo costruire così. E non venitemi a dire che è personale formato. Pensate forse che qualche giorno di formazione in aula full-time, o in e-learning come va di moda oggi, possa veramente costituire la professionalità del consulente?

Ecco io di queste cose mi stupisco e mi chiedo come le autorità di vigilanza, le associazioni dei consumatori, i regulators lo possano accettare. Ma come è possibile che ci sia così tanta disparità di trattamento? Ci sono categorie professionali che se solo si permettono qualche riflessioni in più sono sanzionabili e altre invece… Ma come è possibile? E’ per questo cari colleghi che dobbiamo impegnarci tutti per poter ridare dignità alla nostra professione. Per tutelare noi stessi e anche i nostri clienti. Per far capire che consulenza non è una parola vacua. Almeno non per alcuni.

Buona lettura!

Il presidente

Vincenzo Cirasola