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PER CONTO DEL PRESIDENTE: Lettera del broker AON: conti correnti separati ex art. 117 CAP

11 Marzo 2016

A TUTTI GLI ASSOCIATI

Loro sedi

Care colleghe e Cari Colleghi,

alcuni associati hanno chiesto supporto in merito alla richiesta contenuta nella lettera del broker AON, che alleghiamo, indirizzata alle compagnie e agli agenti con i quali hanno un rapporto di collaborazione.

A seguito di tali segnalazioni, mi sono subito attivato per ottenere i dovuti chiarimenti e in data 8 marzo u.s.  a Roma, in occasione di un convegno, mi sono confrontato, in  via informale, sia col presidente di AIBA, Carlo Marietti Andreani sia col prof. avv. Pier Paolo Marano, consulente di tale associazione ed esperto nel nostro settore.

A entrambi ho fatto presente che la lettera allegata, con la quale AON richiede agli agenti, in caso di “non risposta entro 14 giorni”, di essere mallevata nel caso di versamenti di premi fatti in un conto separato di AON, nel caso in cui dovesse fallire la banca, non può essere da Noi condivisa e tanto meno sottoscritta.  Stessa osservazione ho comunicato per telefono direttamente al direttore generale di AON che conosco personalmente.

Ho, inoltre, interpellato il nostro consulente legale che ha risposto testualmente al quesito:

Premesso che il Legislatore Italiano, nel dare attuazione alla Direttiva europea in tema di risanamento delle Banche e degli Istituti d’investimento, obiettivamente ha dimenticato di differenziare i c/c separati di cui all’art. 117 cod.ass.priv., resta il fatto che tali conti erano comunque sottoposti, nella vigenza dell’ordinamento interno, alla procedura di liquidazione coatta amministrativa delle Banche: che, a differenza del c.d. “bail in” (che, nell’ottica della ricapitalizzazione “dall’interno”, converte in azioni i crediti delle Banche, procedendo per classi di rischio, fino ai correntisti con depositi superiori ai 100k, tutelati dal Fondo di garanzia), non escludeva affatto che le provviste ivi depositate venissero semplicemente perdute.

In questo quadro, la comunicazione è dunque ridondante ed intempestiva, poiché il rischio di una perdita era già immanente nella disciplina vigente fino ad oggi; anzi, con il “bail in” non si verifica tecnicamente una “perdita” ma una “conversione” (forzosa finché si vuole) di parte dei depositi in azioni di capitalizzazione della Banca, sicché, in realtà, il credito nei confronti dell’Istituto resta intatto.

Sicché la comunicazione è inesatta: da una parte, perché il credito non viene meno con il “bail in” ma si converte in investimento; dall’altra parte, perché lo strumento prescelto per il deposito è tendenzialmente irrilevante rispetto alle ragioni del deposito, e cioè i premi (o le liquidazioni) con destinazioni vincolate. E’ dunque escluso che il depositario possa liberarsi di una responsabilità adducendo un fatto della Banca, poiché -se è pur vero che i premi debbono obbligatoriamente transitare sul c/c separato- è anche vero che ogni intermediario è libero di scegliersi l’istituto bancario e se ne assume oneri e responsabilità (d’altra parte, percepisce gl’interessi…).

Infine la comunicazione è giuridicamente inefficace, in parte quando pretende d’introdurre una sorta di discarico di responsabilità a fronte della “acquiescenza” del destinatario. Nel nostro ordinamento, il silenzio ha un rilievo giuridico soltanto se è previsto dalla Legge o dal contratto. In ogni altra ipotesi, il silenzio non configura acquiescenza né rigetto. Non significa niente. Sicché, la limitazione di responsabilità che AON sembrerebbe volersi assicurare non ha, in realtà, alcuna consistenza….

Cari colleghi, alla luce di quanto sopra riportato, Vi informo che abbiamo già coinvolto anche la nostra Direzione invitandola a chiarire la situazione con AON e di darci un pronto riscontro.

Nel frattempo Vi invito a non firmare nessuna lettera pervenuta da AON, o da altri, eventuali broker con i quali collaborate, in attesa dei futuri sviluppi per i quali sarà mia cura tenerVi informati.

Buon lavoro e affettuosi saluti.

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Dott. Vincenzo Cirasola
Presidente