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DAL WELFARE “ALLARGATO” AL WELFARE “INTEGRATO”: FOCUS SUL TEMA

2 Settembre 2019

Dal welfare “allargato” al welfare “integrato”. È un tema su cui si è soffermato Assimoco, nell’ambito dell’edizione 2019 del rapporto sul welfare. Quest’anno, la compagnia ha deciso di affrontare l’argomento welfare “allargato”, inteso come l’insieme delle coperture pubbliche ed extra pubbliche dei rischi che la famiglia già utilizza allo scopo di fornire ai propri membri protezione della salute, tutela assistenziale, servizi per l’infanzia, costruzione di una futura pensione integrativa, ma anche copertura del rischio infortuni e vita.

Con l’obiettivo di esplorare il tema sono state promosse due indagini parallele. Una di queste, che ha riguardato un campione rappresentativo nazionale di caregiver (chi presta assistenza) tra i 18 e i 64 anni, ha evidenziato come rispondere ai diversi bisogni sociali della famiglia richieda oggi «di non limitarsi ad utilizzare le prestazioni del welfare pubblico, poiché risulta essere in progressiva contrazione e/o peggioramento». È stata questa l’opinione espressa dal 76,7% dei caregiver intervistati appositamente per il Rapporto Ermeneia-Assimoco 2019. Considerato poi il fatto che questi bisogni risultano sempre più diversi e articolati rispetto a prima, l’esplorazione di altri sistemi di welfare rappresenta «una modalità per ottenere risposte maggiormente adeguate»: così la pensa il 72,4% degli intervistati.

Ma qual è l’utilizzo “reale” dei diversi tipi di welfare da parte delle famiglie italiane? Assimoco, secondo quanto ha pubblicato nel suo rapporto, ha fatto sapere che viene privilegiato il welfare pubblico, come ha ricordato il 50,7% dei caregiver. Viene, però, riconosciuto, a seguire, il ruolo «importante» del welfare familiare e interfamiliare, cioè la capacità di copertura che risulta legata al livello di reddito e/o al patrimonio della famiglia insieme al welfare fornito dalle altre generazioni (sia esso di tipo economico o non economico cioè di tempo dedicato): l’utilizzo reale di queste tipologie di welfare varia tra il 22,5% e il 29,7% degli intervistati.

Al terzo posto c’è il welfare assicurativo privato in tutti i suoi aspetti (copertura dei beni posseduti, del rischio salute, degli infortuni, della vita, della pensione integrativa, dei piani di accumulo di capitale): in questo caso il livello di utilizzo varia tra il 18,5% e il 37,8% delle famiglie.

Infine, al quarto posto, viene collocato il welfare di territorio, su cui convergono il welfare di volontariato, il welfare di vicinato, il welfare che deriva da cooperative, associazioni o gruppi spontanei di famiglie e il welfare aziendale o di categoria: in questo caso il livello di utilizzo reale è compreso tra il 12,5% e il 18,2% degli intervistati.

Vediamo adesso quale sarebbe il risultato se le famiglie dovessero scegliere la combinazione “ideale” delle diverse tipologie di welfare.  Ciascun caregiver, in pratica, vorrebbe in media far ricorso a 2,2 tipologie di welfare, ma nei fatti alcuni di essi desidererebbero averne a disposizione molti di più. Ecco i dati emersi: 1 sola tipologia viene scelta dal 44,0%; 2 tipologie dal 19,4%; 3 tipologie dal 19,5%; 4-5 tipologie dall’11,2%; 6 o più tipologie dal 6%.

La combinazione “ideale” mette sempre al primo posto il welfare pubblico ma, si legge nel rapporto, si vorrebbe ricorrere maggiormente al welfare assicurativo privato in tutte le sue articolazioni: coperture sanitarie, quelle pensionistiche e quelle relative alla copertura dei beni posseduti.

 

Allargare la prospettiva a un utilizzo di più welfare contemporaneamente comporta anche delle difficoltà: perché non tutti i soggetti di welfare che sarebbero giudicati necessari risultano presenti oppure di facile accesso nel territorio in cui la famiglia vive (ha risposto così il 69,2%); perché, pur essendo presenti, l’unità di convivenza non dispone di risorse economiche sufficienti per sostenerne i costi (72,8%); perché affrontare una molteplicità di servizi di diversa provenienza presuppone di saper scegliere e combinare opportunamente le differenti prestazioni (71,5%); perché non sempre le possibilità economiche della famiglia, come pure il tempo disponibile da parte del caregiver, sono sufficienti per svolgere questa attività.

Il 78,5% dei caregiver intervistati ha sottolineato che «sarebbe importante avere a disposizione un aiuto qualificato, in grado di assistere il caregiver nella scelta delle diverse tipologie di welfare e nella relativa “combinazione”, tenuto conto anche dei bisogni, delle priorità e delle risorse economiche disponibili da parte della famiglia».

 

FONTE TUTTO INTERMEDIARI