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Generali già fuori da Telecom Recchi: la strategia non cambia

1 Luglio 2015

Generali saluta Telecom: già azzerata la quota del 4,3% che la compagnia aveva ottenuto solo pochi giorni fa dalla scissione di Telco. Dalle rilevazioni Consob risulta infatti solo una partecipazione residua dello 0,076%. Mediobanca liquiderà il suo 1,64% entro fine mese, in tempo per segnare la plusvalenza nelll’esercizio che chiude appunto il 30 giugno (i titoli, svalutati, erano in carico a 0,55 euro rispetto alle ultime quotazioni di Borsa di 1,18 euro). Mentre i vecchi azionisti lasciano, si studiano le mosse del nuovo socio Vivendi. In primis in Brasile, con l’incognita del Cade (l’Antitrust locale) che avrebbe dovuto autorizzare l’ascesa in Telecom Italia. Non hanno trovato riscontro le voci che davano già in uscita Vivendi dal capitale di Telefonica Brasil, cosa che avrebbe risolto alla radice il problema dell’intreccio che le autorità brasiliane hanno imposto di sciogliere: il 7,4% di Vivo, comunque già sterilizzato, era stato ricevuto, infatti, come parte del pagamento per Gvt insieme all’8,3% di Telecom Italia. Secondo le regole locali ogni incremento di quota dal 5% a multipli della stessa percentuale – nella catena che conduce a società operative nel Paese – andrebbe preventivamente autorizzato dal Cade. Ma non risulta che i francesi abbiano presentato istanza formale per aver superato la soglia del 10% di Telecom Italia. Anzi, il Cade avrebbe appreso del blitz di Vivendi solo dai media. Un errore già commesso da Telefonica, quando aveva tralasciato di comunicare l’accordo Telco del settembre 2013, e costato caro agli spagnoli. Vivendi però sembra essersi cautelata, almeno finanziariamente, con un collar sul 5,6% di Telecom Italia, confezionato con l’aiuto di Mediobanca. Il ceo della media company transalpina, Arnaud de Puyfontaine, ha parlato di tre anni di tempo per azzerare la partecipazione in Vivo, secondo l’imposizione del Cade al momento dell’ok a rilevare il primo 8,3% di Telecom. E tre anni sono anche la durata massima delle opzioni montate sul 5,6% di Telecom Italia, parte della quota complessiva detenuta dai francesi, senza la quale la soglia del 10% nell’incumbent tricolore non sarebbe oltrepassata, superando quindi il problema dell’autorizzazione brasiliana.

L’operazione sul 5,6% di Telecom Italia consiste nell’acquisto di una put (opzione a vendere) da parte di Vivendi e nella contestuale vendita di una call (opzione a comprare) sullo stesso quantitativo di azioni. Il collar, nel comunicato in cui i francesi annunciavano di essere diventati il nuovo azionista di riferimento di Telecom col 14,9%, è stata denunciata come una generica “copertura”. In realtà però l’effetto della stipula delle due opzioni non è solo quello di proteggere Vivendi dal ribasso dei corsi con la put, ma anche quello di limitare entro la soglia di esercizio della call i potenziali guadagni. Ora, i prezzi di esercizio non sono stati resi noti, ma, secondo indiscrezioni finanziarie, il “corridoio” sarebbe molto stretto. Dato che le azioni Telecom sono state acquistate sul mercato a un prezzo medio di poco superiore a 1,1 euro, è ragionevole ipotizzare che la copertura al ribasso parta da una soglia vicina, ipotizzabile in 1 euro. Per pareggiare i premi da pagare sulla put e quelli da incassare sulla call, l’opzione a comprare del terzo acquirente dovrebbe essere a un prezzo, superiore, a distanza analoga da quello, inferiore, della put. Vale dire che, se il ragionamento fosse corretto, Vivendi limiterebbe le sue possibilità di guadagno su quel pacchetto del 5,6% a 1,2 euro. Superata quella soglia potrebbe regolare le pretese dell’acquirente della call o consegnando i titoli o pagando la differenza rispetto ai prezzi di mercato in contanti. Analogamente, a fronte di un ribasso delle quotazioni sotto l’euro, avrebbe diritto a vendere le azioni oppure potrebbe scegliere di sopportare la minusvalenza non esercitando la put. Logica dice che il collar possa essere stato confezionato proprio per limitare i danni a fronte di un possibile diniego delle autorità brasiliane a salire oltre il 10% di Telecom.
Comunque, il presidente Telecom Giuseppe Recchi ha messo le mani avanti. «La strategia del gruppo in Brasile non cambia», ha detto, raffreddando così le aspettative di una rapida uscita dal Paese sudamericano con l’arrivo dei francesi. Anzi, Telecom ha deciso di rafforzare il presidio, nominando Pietro Labriola (braccio destro dell’ad Marco Patuano) nuovo chief operating officer in affiancamento all’ad di Tim Brasil Rodrigo Abreu. Recchi ha anche confermato che «presto» ci sarà il primo incontro con la società presieduta da Vincent Bollorè, anche se la data non è ancora stata fissata.
Altra novità di ieri – uscita dal consiglio Telecom che si è riunito a Torino – è la designazione a lead independent director, al posto di Francesca Cornelli, di Giorgio Valerio, manager stimato dal presidente di Mediobanca Renato Pagliaro.

FONTE IL SOLE 24 ORE – 27 GIUGNO