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Generali Il Leone in Italia cambia faccia «Più vicini ai clienti»

1 Dicembre 2014

Da sette a tre compagnie, da 270 a 80 prodotti, poli specializzati per attività e una piattaforma comune per l’intera rete agenziale. In soli tre anni, entro la metà del 2016, il gruppo Generali completerà l’epocale riorganizzazione delle attività italiane.

 

Da sette a tre compagnie, da 270 a 80 prodotti, poli specializzati per attività e una piattaforma comune per l’intera rete agenziale. In soli tre anni, entro la metà del 2016, il gruppo Generali completerà l’epocale riorganizzazione delle attività italiane. A regime consentirà una maggiore efficienza e un risparmio lordo nei costi pari al 20 per cento rispetto a quelli del 2012.
Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali Italia, spiega a Corriere Economia come sta andando l’opera di riorganizzazione e quali sono gli obiettivi.
A che punto è il riassetto di Generali Italia?
«Abbiamo già realizzato il 50 per cento del processo. L’intera rete agenziale è stata portata su un’unica piattaforma per quanto riguarda l’Auto, il Vita e la contabilità. È stato un lavoro molto impegnativo, che ha visto oltre 150 mila ore di formazione alla rete e la presenza di un nostro operatore in ognuna delle circa millecinquecento agenzie durante la settimana in cui veniva realizzata la migrazione. Durante il processo, comunque, non vi è stato alcun impatto negativo sulle loro performance».
Cosa resta da fare?
«Entro l’anno prossimo un analogo passaggio sarà realizzato per i rami danni non auto, per arrivare al 95 per cento del processo. Per la metà del 2016 sarà completato l’ultimo stadio, l’unificazione dei marchi delle compagnie coinvolte: tutte le agenzie, in pratica, avranno solo quello di Generali. All’interno del gruppo sono stati creati quattro poli: Torino per il settore auto, Milano per i sinistri, Mogliano Veneto per il Vita e Roma per i rami danni non auto ed enti pubblici».
Vi saranno eccedenze di personale?
«No, la riorganizzazione sarà gestita con il normale turn over e con la riqualificazione del personale, che ha già interessato circa mille persone. Quello che stiamo realizzando è il più grande programma d’integrazione messo in atto in Europa da parte di un gruppo assicurativo».
Quali sono i punti di forza di Generali Italia?
«In primo luogo l’eccellente mix di portafoglio. Generali è leader di mercato con il 17 per cento del mercato complessivo: è al primo posto nel vita, con il 16 per cento, e al secondo nei danni, con il 21 per cento del totale. Il secondo punto di forza è rappresentato dalla potenza di fuoco della rete di vendita».
Com’è formata?
«Quasi 14 mila fra agenti e sub-agenti di Generali Italia, circa 25 mila produttori indipendenti di Alleanza, Internet e telefono per Genertel, che è fra i leader del mercato diretto, 1.500 promotori finanziari per Banca Generali, gli accordi commerciali con banche regionali, per un totale di circa 1.900 sportelli, e infine i broker nel settore aziende».
Cosa state facendo sul fronte dell’innovazione?
«Nel settore auto puntiamo sulla telematica: in portafoglio abbiamo circa 600 mila contratti basati sulla scatola nera, che rappresentano circa il 33 per cento dei nuovi e consentono una tariffa personalizzata in base allo stile di guida. Sistemi analoghi alla scatola nera potranno essere utilizzati anche nelle coperture per la casa e per la salute. L’innovazione, naturalmente, interessa anche la struttura di vendita».
In che modo?
«Abbiamo consegnato alle reti di Alleanza e Generali Italia circa 4.500 tablet. Nei giorni scorsi, attraverso un dispositivo di questo tipo è stata sottoscritta anche la prima polizza digitale di Generali Italia».
Da tempo si parla per le abitazioni di una copertura obbligatoria contro le calamità naturali come alluvioni e terremoti…
«Occorre un intervento di sistema: le compagnie e lo Stato devono creare insieme le condizioni per la gestione di questi rischi. Come assicuratori siamo pronti a fare la nostra parte».
Come sono andati i primi nove mesi del 2014?
«I premi sono cresciuti del 20 per cento a livello complessivo. Nel Vita la raccolta netta è stata pari a 3,7 miliardi di euro, quasi il doppio del 2013, con oltre un miliardo di risultato operativo, lo stesso dell’anno scorso. Nei danni si è registrata un calo dei premi pari al 9 per cento, a causa della crisi economica e della forte concorrenza nell’auto, ma abbiamo ottenuto un sensibile miglioramento tecnico».
Quali sono le previsioni per fine anno?
«Ci auguriamo di avere risultati di fine anno in linea con quelli dei primi nove mesi».
Come vede le prospettive del mercato assicurativo italiano?
«Nell’auto si accentuerà la concorrenza, che porterà a tariffe più basse, mentre la crisi economica comprimerà la spese assicurativa di famiglie e aziende. Nel Vita, invece, prevedo ancora una crescita sostenuta, come quella registrata negli ultimi mesi. Abbiamo bravi concorrenti, ma siamo pronti a giocare il nostro ruolo».

FONTE CORRIERE ECONOMIA/IO MI ASSICURO