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Generali, il mondo politico sugli scudi per l’italianità

5 Febbraio 2017

Ora che tra i rumors iniziano a esserci varie certezze, la politica sembra interessarsi con molta attenzione al dossier Generali. Ieri il senatore Francesco Russo (Pd) ha promosso un’interrogazione parlamentare  sottoscritta dai presidenti delle commissioni Bilancio (Tonini), Finanze (Marino) e Industria (Mucchetti) del Senato e da oltre 100 senatori rappresentativi di tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione: “Un’azione trasversale che abbraccia tutto l’emiciclo parlamentare per chiedere al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan di fare chiarezza sul futuro di una delle principali aziende italiane, tra i primi gruppi assicurativi mondiali e un asset strategico del Paese con oltre 70 miliardi di euro di investimenti in titoli di Stato italiani”, ha spiegato Russo. Anche l’ex premier Silvio Berlusconi si è espresso sul tema, in un’intervista pubblicata oggi su Il Foglio: “Generali come Mediaset è una grande impresa italiana che credo sia bene rimanga in mani italiane, anche perché custodisce una parte significativa del nostro risparmio gestito. La politica e le autorità di controllo – ha affermato Berlusconi – devono fare la loro parte, non interferendo con il libero mercato, ma garantendo il rispetto delle regole”.  Dal canto suo, intervenendo a margine dell’Ecofin di venerdì 27 gennaio, il ministro Padoan ha detto che il Governo sta osservando la situazione sull’aumento della partecipazione di Intesa in Generali, ma esclude di essere a conoscenza di “contatti dicircostanza. Ci sono operatori privati che si stanno guardandoattorno e anche noi stiamo guardando cosa succede”, ha dichiarato Padoan.

La smentita di Axa

In tutto ciò, nei giorni scorsi è arrivata la smentita di Axa sul suo presunto interesse a rilevare Generali: “non rientra nella nostra strategia acquisire grandi competitor”, ha dichiarato il ceo del gruppo francese, Thomas Buberl, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Dpa. Anche in precedenza le voci sulle supposte mire di Axa erano state in qualche modo smentite: è accaduto lo scorso ottobre, quando Buberl in un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung aveva sottolineato il fatto che una fusione tra i due colossi assicurativi europei non avrebbe avuto senso. “Siamo grandi a sufficienza”, aveva affermato, spiegando che un deal di queste proporzioni richiederebbe troppe risorse di capitale.

L’interesse (vero) di Intesa

A osservare la faccenda sotto questo punto di vista, escluso il rischio italianità di Generali, resta sul tavolo l’interesse concreto di Intesa Sanpaolo per il gruppo triestino. “Siamo a un punto in cui abbiamo raggiunto livelli di eccellenza, ma abbiamo ancora molto potenziale da cogliere e possiamo generare ancora valore per gli azionisti”, ha detto ieri il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina che intervenendo ai festeggiamenti per i 10 anni di fondazione della banca nata dalla fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi. Secondo Messina, “ci sono momenti in cui dovere di un ad è analizzare le diverse opzioni di crescita”. Senza mai citare Generali, il numero uno di Intesa ha detto che il business assicurativo è un’area “con performance molto buone ma – ha precisato- il settore assicurativo ha un senso se viene integrato con le reti distributive bancarie. Abbiamo reti fortissime che ci garantiscono la possibilità di crescere anche in questo settore. Noi – ha proseguito – siamo entrati in una storia che nasce da una fuga di notizie che riguarda una serie di analisi strategiche che l’amministratore sta facendo con diverse alternative possibili, è una valutazione che dobbiamo fare e abbiamo deciso di renderlo esplicito in modo molto trasparente perché noi non siamo quelli che fanno operazioni da corsari. Non saremo mai un’azienda che fa operazioni di crescita esogena se questa comporta una diluizione della forza patrimoniale. Piuttosto – ha concluso Messina – non facciamo operazioni di crescita esogena”.

FONTE INSURANCE TRADE