News

Generali verso i target 2018

1 Maggio 2017
Si è tenuta oggi, giovedì 27 aprile a Trieste, l’assemblea dei soci di Generali. Al momento dell’inizio dell’assemblea era presente il 52,24% del capitale sociale. Primo azionista, senza sorprese, si conferma Mediobanca, con il 12,98% del capitale sociale, poi Caltagirone con il 3,59% (in realtà è al 3,65% ma non può far valere tutta la quota) e Delfin di Leonardo del Vecchio con il 3,16%.
I fondi esteri azionisti sono in crescita e conquistano il 24,4% del capitale, in aumento di cinque punti percentuali rispetto allo scorso anno, quando erano al 19,83%.
L’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2016 della compagnia, che presenta un utile di 2,1 miliardi di euro, in aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Approvata anche la distribuzione del dividendo di 80 centesimi per azione, pagabile dal 24 maggio.
FITCH CONFERMA IL RATING AD A-
Intanto mercoledì sera era giunta la conferma del rating da parte di Fitch ad A-. La valutazione dell’agenzia americana resta quindi superiore di due livelli (due notch) rispetto a quello del debito sovrano italiano che era stato recentemente declassato a BBB da BBB+, con outlook stabile.
Per Fitch, Generali si conferma una compagnia con “forte solidità patrimoniale e dalla notevole diversificazione geografica (all’incirca il 60% del risultato operativo realizzato all’esterno dell’Italia), comprese le significative attività in Francia e in Germania, dove il gruppo ha una solida posizione di mercato”.
L’11 MAGGIO NOVITA’ SULL’ASSET MANAGEMENT
Nella relazione ai soci, il group ceo, Philippe Donnet, ha precisato che ci potrà essere un’accelerazione nel raggiungimento degli obiettivi di risparmio dei costi operativi. “Nel 2016 – ha proseguito Donnet – il gruppo ha ottenuto il risultato operativo migliore della sua storia, non solo in termini di quantità ma anche di qualità e sostenibilità. Il dividendo è aumentato e lo abbiamo potuto fare perché Generali è leader di mercato per quanto riguarda le capacità tecniche e operative”. Il combined ratio di Generali è al 92,5%; la raccolta netta vita è a oltre 12 miliardi, mentre i margini della nuova produzione sono pari al 25,9%, migliorati di cinque punti nell’ultimo anno. Il rendimento sul capitale (Roe) è al 13,5%.
A portata di mano ci sono quindi i target di fine 2018 anche per quanto riguarda la cassa, i dividendi e il Roe. Donnet ha poi aggiunto che l’11 maggio, nel giorno del cda sulla trimestrale,  sarà presentata la strategia “per fare dell’asset  management una fonte di profitto sostanziale”.
Secondo Donnet, il titolo di Generali in Borsa “è sottovalutato e il prezzo non ne riflette pienamente il  potenziale”. Dall’Investor day di  novembre, Generali ha guadagnato il 30%, facendo meglio dell’indice del settore assicurativo: “dobbiamo colmare la  distanza con le valutazioni dei nostri competitori – ha detto Donnet -, proveremo al mercato la nostra capacità di raggiungere tutti gli  obiettivi”.
GALATERI, NIENTE APPELLO CONTRO AGRUSTI
Stimolato da alcune domande dei piccoli soci, il presidente di Generali, Gabriele Galateri di Genola, ha risposto che “non sono in corso accordi con Axa per  una fusione”. Galateri ha sottolineato che la compagnia riesce “a far concorrenza ad Axa” e non ha mai  avuto “nessun progetto bloccato da parte dell’azionista Mediobanca, socio da cui Generali non prende ordini”, ha precisato.
Sempre Galateri di Genola ha aggiornato gli azionisti sulle cause che la compagnia ha in corso contro gli ex vertici, ovvero Giovanni Perissinotto e Raffaele Agrusti. Le situazioni sono complesse, ha lasciato capire il presidente del Leone di Trieste.
In primis, il cda ha deliberato 
di non procedere all’appello nella causa di lavoro con l’ex cfo: il tribunale del lavoro a marzo 2015 aveva rigettato le istanze
 tanto della società quanto di Agrusti; il board, a quel punto, nel novembre 2015, 
aveva valutato il bonus short term dell’ex dirigente per 
il 2013 nella metà di quanto richiesto. In vista della scadenza 
dei termini per l’appello, il prossimo 8 maggio, il cda ha 
quindi deciso di non procedere, “a meno che – ha precisato 
Galateri – non emergano nuovi elementi” dalla causa nei 
confronti dell’ex ceo, Perissinotto.
Per quest’ultimo, ha proseguito Galateri, il procedimento è 
tornato al tribunale di Trieste, che il 13 aprile ha rigettato 
il ricorso della società, e per cui la prossima udienza è 
prevista il 4 maggio. “Nessuna decisione – ha precisato Galateri
 – è stata presa né sul ricorso né sulla causa di Perissinotto.
 Pian piano, secondo i vari gradi di giudizio, si sta risolvendo 
in una situazione non particolarmente promettente”.
LA QUOTA IN INTESA SANPAOLO SARA’ VENDUTA PRESTO
Tornando a questioni di business, il group ceo, Donnet, ha anche specificato al termine dell’assemblea che la partecipazione del 3% detenuta da Generali in Intesa Sanpaolo “potrebbe essere ceduta in tempi brevi”: dipenderà dalle quotazioni di mercato. “Abbiamo una copertura sull’investimento – ha aggiunto -, non c’è esposizione al rischio”.
La quota detenuta da Generali in 
Intesa Sanpaolo “non ha carattere di partecipazione 
strategica”, aveva sottolineato lo stesso Donnet durante
 l’assemblea.
 “L’acquisto del 3% – aveva ricordato – è stata la cosa più 
ovvia da fare per evitare stake building nelle Generali e
 tutelare l’interesse di tutti gli azionisti, evitando il cumulo 
di quote senza pagamento del premio”. L’operazione, realizzata attingendo al patrimonio libero nella 
disponibilità della compagnia, era costata un miliardo 
di euro”.
Per quanto riguarda invece l’investimento in Atlante, Generali l’ha svalutato del 52% in maniera “prudente”,
 ha detto Donnet, rispondendo a una domanda di un’azionista.
L’investimento è stato di 150 milioni di euro in Atlante 1 e per
 Donnet “è stata l’occasione per un investimento di redditività 
in un periodo di tassi bassi, e per contribuire alla stabilità 
del settore creditizio che finanzia quel sistema di imprese in 
cui Generali è leader nella copertura assicurativa. Non sono 
previsti aumenti ulteriori della partecipazione; eventuali nuove 
opportunità – ha concluso – saranno esaminate quando si 
presenteranno, in ottica di un ritorno di valore per azionisti e 
assicurati”.
Infine, sia il ceo, sia il presidente di Generali hanno ribadito che la nomina del nuovo direttore generale, dopo l’addio di Alberto Minali, “non è all’ordine del giorno”, sostanzialmente unendosi a ciò che già avevano detto nei giorni scorsi i soci forti, Francesco Gaetano Caltagirone e Lorenzo Pellicioli.
FONTE INSURANCE TRADE