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Gli assicurativi sfidano i tassi a zero

25 Aprile 2016

Hanno attraversato le tempeste finanziarie degli ultimi anni sostanzialmente indenni e spesso con ottime performance, svettando tra i titoli finanziari, ma da alcune settimane a questa parte per il comparto assicurativo il livello di guardia sembra essere salito. Da un lato l’allarme lanciato dall’Fmi, dall’altro il nuovo quantitative easing annunciato dalla Bce il 10 marzo, ecco che i nodi sembrano venire al pettine: il nemico sono i tassi a zero.

Per le compagnie assicurative, più attive nel ramo vita, con i tassi ai minimi aumenta il rischio di dover garantire delle polizze non più coperte dai rendimenti degli asset. Un minaccia per i profitti. Uno squilibrio potenzialmente destabilizzante. Il mercato, in media, sta scontando valutazioni borsistiche non troppo ottimistiche con i prezzi intorno a 10 volte gli utili attesi. «Il settore assicurativo – commenta Federico Trabucco, gestore di Kairossta soffrendo la dinamica dei tassi bassi come tutto il mondo dei finanziari. Negli ultimi 5 anni gli assicurativi in Europa hanno comunque fatto meglio, in termini di performance borsistiche, rispetto ai bancari. Forse, però, siamo arrivati a un punto in cui il rapporto di forza può cambiare, ora che i tassi bassi stanno impattando su entrambi i settori e sembra di vedere un diverso orientamento nelle preferenze degli investitori».

I grandi gruppi assicurativi come ad esempio Axa, Generali o Allianz, quelli più diversificati anche a livello geografico, avranno meno impatto e dovrebbero continuare a generare utili con buoni payout. La variabile dei tassi bassi incide di più sui gruppi minori maggiormente esposti sul ramo vita o su mercati locali. L’Europa è arrivata in un contesto di tassi a zero in modo diluito nel tempo e questo ha consentito comunque alle compagnie di prendere contromosse e di ridisegnare i prodotti con investimenti a copertura un po’ più rischiosi ma senza rinunciare alla protezione e al capitale garantito. Le società hanno saputo riorganizzarsi e questo giustifica una sovraperformance del 100% rispetto ai bancari negli ultimi 5 anni.

«Le compagnie italiane – sottolinea Andrea Battista, ad di Eurovita Assicurazionipartono meglio di altri paesi, gli impegni e gli attivi sono ben bilanciati. Non ci sono polizze garantite al 4% per 20 anni e rendimenti garantiti al 4% per 10 anni, tanto per fare un esempio grossolano. Questo “mismatch” ovviamente espone di per se ad assumere maggior rischi per compensare lo squilibrio».

Le compagnie hanno passività più a lungo termine rispetto a banche e comunque il BTp a 10 anni rende ancora l’1,4 percento. In questo contesto le piccole differenze sui tassi sono molto rilevanti. Un conto è impostare strategie con rendimenti all’1,5% e un conto al 1%. «Ancora – continua Battista – si possono offrire alternative attraenti per la conservazione del capitale e facendo tutte le cose giuste il business è sostenibile».

Le società sono anche alle prese anche con l’attuazione di Solvency II, la nuova normativa sui requisiti di capitale introdotta a inizio anno. Il combinato disposto con i tassi bassi crea un contesto non facile visto che il tema dei tassi è centrale per i meccanismi di Solvency II. Fatta questa premessa «migliora il quadro – continua Battista –. Crea un contesto se vogliamo più meritocratico. Chi sbaglia viene punito, ma chi opera bene e crea valore può trarre dei vantaggi tangibili. Inizialmente, per garantire la massima copertura dal rischio, le compagnie possono essere incentivate a sovraesporsi verso titoli di Stato perché non assorbono capitale, ma mano a mano che si creano spazi di allocazione le società possono inserire asset leggermente più rischiosi, a partire dai corporate e dal credito in generale».

FONTE PLUS 24