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IL GRANDE FRATELLO DEI BIG DATA

22 Gennaio 2017
Galli_Fulvio_gagi

Cari colleghi,

mi piacerebbe dedicare questo editoriale a una riflessione sui big data, partendo dalla constatazione ormai nota che “I DATI COSTANO POCO, MA RENDONO TANTO”.

 E’ abbastanza evidente e sotto gli occhi di tutti, come Internet e le diverse tecnologie degli ultimi 20 anni abbiano modificato, o addirittura trasformato la nostra vita sia sotto il punto di vista del lavoro, della mobilità, della comunicazione e della socializzazione, creando una forte dicotomia tra prossimità e isolamento. Lo vediamo ad esempio nelle nuove generazioni, ma anche nelle città dove viviamo, ormai considerate “smart”che dovrebbero avere come finalità il migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini. Non sempre vediamo che è così.

E dopo la grande rivoluzione di Internet, l’altra grande rivoluzione che si attende è quella dei Big Data, anche se questi hanno in parte già pervaso la nostra vita. Ad esempio in ambito marketing, l’uso dei Big Data è già ben diffuso nella costruzione dei cosìddetti metodi di raccomandazione, come quelli utilizzati da Netflix e Amazon per fare proposte di acquisto sulla base degli interessi di un cliente rispetto alle preferenze espresse con l’analisi dei suoi dati di navigazione, dai suoi precedenti acquisti, dai prodotti valutati ecc.. Questo ci fa dire che nessun settore in cui esiste un marketing e dei dati da analizzare può dirsi indenne dalla rivoluzione Big Data.

Ma i Big Data dovrebbero essere anche visti come una grande concentrazione di potere “nelle mani di pochi per aiutare tanti”, questo a mio avviso è lo spirito che dovrebbe alimentare questo grande progetto, ma ne siamo tutti convinti o rischiamo che tutto questo un domani gestito in maniera diversa si trasformi per molti di noi in un grande incubo?

Oggi la mole di dati generata è abnorme dai telefoni, alla carte di credito usate per gli acquisti, dalla televisione agli storage necessari per le applicazioni dei computer, dalle infrastrutture intelligenti delle città, fino ai sensori montati sugli edifici, sui mezzi di trasporto pubblici e privati e via discorrendo. Quello che a mio avviso manca è capire come gestire, per noi, agenti di Generali Italia, detentori di tali informazioni, questi dati e renderli una fonte di business. Se non capiamo come farli diventare preziosi, finiremmo per essere attori passivi di una rivoluzione che ci travolgerà. In questo scenario le nostre questioni etiche e morali saranno sopraffatte dalla spasmodica raccolta di dati imposta e noi resteremo alla mercè di tali soggetti, perdendo la forza della relazione e il valore dei rapporti che ci contraddistingue da sempre.

Credo che riflettere su queste poche righe sia un buon punto di partenza per affrontare uniti i problemi che nasceranno nei prossimi anni legati a questo grande tema, perché altrettanto uniti, insieme agli altri Gruppi Agenti degli ex brand della galassia Generali troveremo le migliori soluzioni nello scrivere una nuova norma specifica nel nuovo mandato unico..

 Buona lettura!

 Fulvio Galli

Segretario generale