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Il Leone cambia la governance

20 Febbraio 2014

Generali ha cambiato vertici, rafforzato i comitati interni, internazionalizzato il management, riformato a febbraio 2013 la governance, varato a dicembre scorso le nuove regole sulle operazioni con parti correlate e rivisto i modelli di organizzazione e gestione per prevenire eventuali reati

 

Generali ha cambiato vertici, rafforzato i comitati interni, internazionalizzato il management, riformato a febbraio 2013 la governance, varato a dicembre scorso le nuove regole sulle operazioni con parti correlate e rivisto i modelli di organizzazione e gestione per prevenire eventuali reati. Ha creato addirittura una «Mappa delle aree a rischio» e permesso all’organismo collegiale di controllo di ricevere segnalazioni anonime su illeciti all’interno del gruppo. Insomma, la compagnia che ha quasi 200 anni di storia, ha già posto diversi correttivi ai suoi modelli di controllo. Con il cambio a metà 2012 del vertice, che ha visto l’uscita di Giovanni Perissinotto e l’arrivo di Mario Greco, la compagnia ha rafforzato la governance, accentrando presidio della capogruppo sulla gestione del capitale, del rischio e degli investimenti. Un lavoro ad ampio raggio anche se non tutto è stato modificato. Soprattutto nel settore degli investimenti al ceo del gruppo sono state lasciate deleghe importanti, quelle stesse deleghe contestate in passato dall’azionista Leonardo Del Vecchio. In materia di partecipazioni rilevanti le Generali prevedono infatti che il capo azienda abbia poteri di decidere acquisizioni o incrementi o cessioni fino a un massimo di 100 milioni di euro (per alcuni business, come il real estate, fino a un massimo di 50 milioni) senza passare per il consiglio d’amministrazione. Questo però solo in riferimento al patrimonio libero. Una responsabilità – in precedenza era addirittura di 300 milioni – che secondo Del Vecchio era comunque elevatissima. Al momento il problema non si pone, perché essendo il management focalizzato sul rafforzamento patrimoniale e degli indicatori di Solvency, più che acquisizioni Greco ha varato importanti dismissioni. In ogni caso le prassi dei maggiori competitor esteri non sembrano indicare su questo punto un’anomalia di Generali. In Allianz i limiti del vertice non sono codificati rigidamente in quanto nel colosso di Monaco vige il criterio della doppia firma: la compagnia è legalmente rappresentata da due membri del board of management e, nella sostanza, ogni decisione viene presa in maniera collegiale. In Axa, invece, le regole di governance prevedono che l’amministratore delegato abbia «i più ampi poteri» anche in materia di acquisizioni e cessioni con un’unica deroga per le operazioni del valore superiore ai 500 milioni, che devono essere autorizzate preventivamente da consiglio d’amministrazione.

FONTE IL SOLE 24 ORE