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Il piano del commissario con tagli massimi del 35%

16 Settembre 2015

Il commissario straordinario di Fonage, Ermanno Martinetto non ha perso tempo e ha rispettato, nonostante l’estate, i tempi. Come richiesto dalla Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, ha elaborato una proposta definitiva di piano di riequilibrio del fondo pensione degli agenti assicurativi (Fonage) che dovrebbe, stando ai conti, salvare la forma di previdenza che presentava un disavanzo patrimoniale al 31 dicembre 2014 di 582,4 milioni, oltre alle attività supplementari (margine di solvibilità) che il Fondo deve costituire (valutate in 56,4 milioni in relazione all’importo delle riserve tecniche).
Fondo che dal primo settembre ha già tagliato in via cautelare, a seguito di una delibera Covip, le prestazioni erogate del 40% (salvo conguaglio futuro di eventuali importi non dovuti secondo il nuovo piano in via di definizione).
Le parole chiave della cura sono quelle già illustrate in passato anche se diminuiscono i tagli inizialmente prospettati: passaggio al contribuitivo con nuova gestione, riduzione massimo del 35% delle prestazioni già erogate. Il piano risulta però più pesante per invalidi e superstiti, non inseriti nella lista delle prestazioni da tagliare, nell’ipotesi di risanamento già accettato da Ania, Unapass e Anapa, ma non dallo Sna, la scorsa primavera. Martinetto ha dato tempo fino al 18 settembre alle parti sociali (Ania e Unipol per le compagnie Anapa, Sna e Unapass per gli agenti) per dare una risposta di accettazione del piano. In assenza di consenso unanime si procederà la restituzione del dossier alla Covip che potrebbe procedere al taglio lineare tecnicamente necessario che salirebbe al 41% richiesto dai conti. Anapa ha già dichiarato che, «seppure con rammarico, accetterà», come afferma il presidente Vincenzo Cirasola. Mentre Sna convocherà probabilmente un esecutivo lunedì per confrontarsi con i pensionati iscritti . Con l’idea che esporsi al rischio liquidazione sia forse eccessivo. Il sindacato giudica un successo però il fatto che, anche grazie all’operato nazionale, si sia giunti a un piano «più equo e con tagli meno pesanti», come spiega Francesco Libutti, dell’esecutivo nazionale Sna.
Al di là dell’esito del salvataggio, nella relazione del commissario è contenuto un vero e proprio atto d’accusa per la precedente gestione. «La principale motivazione della situazione è stata individuata nella promessa pensionistica della gestione ordinaria che ha prodotto nel tempo un livello di prestazioni significativamente superiore a quello dei contributi versati – spiega il commissario nella sua relazione di presentazione del piano (anticipata alle parti sociali poche ore prima della presentazione ufficiale di giovedì ) –. È necessario introdurre un correttivo che riproporzioni le prestazioni maturate (pensioni in pagamento e diritti pensionistici maturati dagli aderenti attivi) ai contributi versati e relativi rendimenti. Le generazioni di pensionati nate nel periodo 2010-2014 hanno infatti ricevuto una pensione annua più che doppia rispetto a quella che avrebbe potuto assicurare il «Valore di trasferimento». Il tutto a discapito degli aderenti attivi. Il commissario è ancora più preciso: «la situazione rilevata è anche conseguenza della decisione presa dalle parti sociali nel 2003 quando – si spiega nel piano di rientro –, a fronte dello squilibrio finanziario che già cominciava a manifestarsi nelle pieghe dei bilanci tecnici, fu deciso di aumentare i contributi lasciando inalterate le prestazioni. Da quel momento le nuove generazioni di aderenti sono state penalizzate scaricando su di esse il costo della generosa promessa pensionistica riconosciuta ai loro colleghi già iscritti al fondo».

FONTE PLUS 24 – 12 SETTEMBRE