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Il rendimento delle riserve Vita e il rischio-prodotti

21 Febbraio 2016

Non solo le banche hanno regole più stringenti sul piano della solidità patrimoniale. Anche le assicurazioni devono fare i conti con i criteri, stringenti, delle norme di Solvency2. «Con il primo gennaio 2016 si è chiusa la fase di convergenza delle compagnie europee sulle norme di Solvency2 – dice Paolo Ciccarese ( nella foto ), managing director Italy per la tedesca Zeb, una delle grandi società di consulenza nel settore -. L’obiettivo non riguarda esclusivamente regole comportamentali o di patrimonializzazione, ma anche una maggior trasparenza e un più elevato livello di informazione al mercato e agli stakeholder ».
Dopo questo primo passo, sono in corso i test sui bilanci del 2015 e partiranno da aprile le analisi sui rendiconti del primo trimestre 2016.
«Le risultanze appaiono positive. I fondi dell’intero sistema – sottolinea Ciccarese – sono a un livello più elevato rispetto alle richieste contenute nelle normative che si vanno a implementare». L’obiettivo è al 2018, quanto entrerà pienamente in vigore il Solvency capital requirement, lo step più elevato del livello dei requisiti patrimoniali che però già viene utilizzato in fase di simulazione dalle imprese italiane. Che si trovano oggi, con un altro problema, connesso alla redditività del comparto Vita. «Attualmente le riserve del settore Vita – sottolinea Ciccarese – ammontano a circa 518 miliardi di euro, dato di fine 2014. L’insieme di queste riserve ha reso alle compagnie lo 0,6 per cento, a causa soprattutto di tassi di interesse particolarmente bassi. Una condizione destinata a durare e capace di condizionare le scelte di portafoglio. Soprattutto, appare evidente il tentativo di spostare una parte del rischio dalle compagnie al portafoglio dei clienti. Una strategia che rileva da un riequilibrio tra i prodotti garantiti ai prodotti di tipo unit link , che offrono un rendimento prospetticamente più elevato a fronte però di un più elevato livello dei rischi». Il fatturato del settore, l’insieme della produzione Vita, ovvero i premi pagati nel 2015 si attende a un livello superiore rispetto al 2014, oltre 110 miliardi. «La raccolta funziona – conclude Ciccarese – le assicurazioni non hanno visto intaccato il loro patrimonio di credibilità e solidità presso il grande pubblico, ma va affrontato e risolto il nodo dei rendimenti e dei vincoli connessi a molti prodotti con vita pluriennale».

FONTE CORRIERE ECONOMIA