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Insurance Day, la sfida della polizza digitale

2 Ottobre 2016

Il contesto nel quale le compagnie di assicurazione si trovano oggi ad operare si è fatto davvero molto complesso. Alle incertezze del quadro macroeconomico, con i tassi d’interesse in territorio negativo, si è aggiunto un aumento della competizione. Nuovi operatori, come colossi del web del calibro di Amazon o Apple, sono pronti a lanciare la sfida tecnologica alle compagnie tradizionali, proprio mentre l’incertezza politica è aumentata (basti pensare alla Brexit oppure alla risposta scomposta dell’Europa alla questione immigrazione). Si tratta di novità epocali per il settore assicurativo, che arriva da anni di sviluppo ma che ora si trova obbligato a cambiare, rapidamente e dalle fondamenta.

Sono i temi emersi durante l’Insurance Day, organizzato a Milano al Centro Congressi Cariplo venerdì 30 settembre da MF-Milano Finanza in collaborazione con Accenture, che ha registrato oltre 200 partecipanti. Un evento giunto alla quindicesima edizione e al quale, come tradizione, hanno preso parte i top manager dei colossi assicurativi italiani e internazionali. Capitani d’azienda chiamati a indicare la strada da seguire nei prossimi per vincere la sfida delle digitalizzazione e dell’evoluzione tecnologica, arrivata proprio mentre i margini di guadagno degli anni passati si stanno inesorabilmente assottigliando.

A livello globale il mercato assicurativo nel 2015 ha continuato a crescere, ha sottolineato Daniele Presutti, senior manager director Financial Services Insurance Practice di Accenture, ma tra i mercati maturi l’Europa è dietro agli Stati Uniti e al Giappone, mentre tra quelli emergenti a crescere più di tutti, al ritmo del +18% annuo, è stata la Cina, che in pochi anni è diventata il terzo mercato assicurativo al mondo, con dimensioni doppie rispetto a quello dell’Italia. Nella Repubblica Popolare le acquisizioni di compagnie sono diventate però molto costose e l’alternativa della crescita organica appare in salita. Per quanto riguarda invece l’Italia, il mercato è ancora in una fase di sviluppo (+2,5% nel 2105, a 147 miliardi di euro) ma per il 2016 si prevede una contrazione (-7,1%) a causa dell’inversione di tendenza del comparto Vita che ha trascinato il settore negli ultimi anni. A mostrare segnali di frenata è anche il return on equity (roe) del settore, che nel 2015 ha ripiegato al 9,6% rispetto al 10,2% dell’anno precedente. Non solo; in Italia in 12 mesi sono stati persi 10 miliardi di euro di capitalizzazione in borsa nel comparto e oggi il valore complessivo è pari a 24 miliardi mentre le prime due compagnie francesi e tedesche valgono 100 miliardi. Come fare per far crescere la redditività? Presutti non ha dubbi: la soluzione è nell’innovazione tecnologica, che, se applicata correttamente, consente di ridurre i costi e di aumentare l’efficienza e di conseguenza l’ebit, facendolo crescere addirittura di oltre il 50% per una compagnia che vale 10 miliardi di euro. «Il nuovo modello di business si configura facendo leva sull’innovazione tecnologica e integrandola appieno nella catena del valore, passando dalla relazione con il cliente, all’Internet of things fino ai big data e all’intelligenza artificiale», dice Presutti. Ma va ripensata anche l’organizzazione, con strutture meno gerarchiche e mantenendo sempre le persone al centro dell’impresa.

Cambiamenti epocali che le imprese assicurative, in verità, hanno già avviato. Oltre alle numerose fintech lanciate, start-up tecnologiche per il settore assicurativo, ci sono anche nuovi player digitali che si affacciano sul mercato assicurativo, mentre alcune delle compagnie tradizionali stanno sfruttando l’innovazione tecnologica per trasformare la propria catena del valore. Nel corso del 2015 a livello globale ci sono stati 22,3 miliardi di euro di investimenti in tecnologia assicurativa rispetto ai 12,7 miliardi del 2014, di cui 2,7 miliardi sono stati realizzati dal settore tradizionale, lievitati rispetto agli 800 milioni dell’anno precedente.

Gli assicuratori, insomma, non stanno di certo rimanendo passivi davanti alle sfide che arrivano dalle newco e alle richieste di nuovi servizi e modalità di comunicazione più agili chieste dai clienti che utilizzano sempre più smartphone e tablet e app e vogliono denunciare un sinistro o comunicare con la propria compagnia e con l’agente con la stessa rapidità e flessibilità con cui acquistano un viaggio online o controllano i movimenti del proprio conto in banca via web. Allianz in Italia, secondo mercato di riferimento per il colosso tedesco, si è distinta proprio per la sua storia di innovazione tecnologica, riassunta dall’amministratore delegato Klaus Peter Roehler nel cosiddetto «A Factor», ossia il «fattore Allianz», per vincere nel nuovo scenario digitale. Il top management è completamente coinvolto nel processo innovativo, ha sottolineato l’amministratore delegato, e le soluzioni sono sempre centrate sul cliente e interamente digitali per «generare una digital customer esperience a 360 gradi», ha aggiunto il top manager, ricordando che tutte le 2.200 agenzie assicurative della compagnia sono digitali e operano ormai con firma digitale senza bisogno di utilizzare carta. Roehler ha annunciato il lancio in questi giorni della vendita e-commerce, «che avverrà partendo dall’Rc Auto per poi estendersi ad altri rami Danni e che sarà realizzata tramite il coordinamento con la rete degli agenti, consentendo ai clienti di avere un negozio assicurativo sempre aperto».

Anche in Generali, dove di recente hanno firmato un accordo con l’americana Progressive per l’analisi dei dati, i cantieri tecnologici sono in piena attività, come ha spiegato il direttore generale Alberto Minali. La compagnia triestina è leader nelle polizze telematiche con oltre un milione di clienti e in Germania ha appena lanciato Vitality, in partnership con Discovery, per incentivare uno stile di vita più sano dei clienti. «Siamo bravi nella costruzione di prodotti innovativi mentre dobbiamo sviluppare meglio i processi core che sono stati costruiti negli anni 80 e 90», ha aggiunto Minali, annunciando nuove mosse, dalla ricerca di cloud più efficaci (ci sono stati contatti con Amazon) all’imminente accordo con un nuovo player per creare una piattaforma operativa unificata, passando per una nuova app (mobile hub) rivolta ai mercati di Italia, Francia e Germania (ma esportabile anche in altri Paesi) che tra l’altro ha anche l’obiettivo di aumentare la fedeltà di clienti nei confronti di Generali, visto che, se è vero che ogni anno circa 7 nuovi milioni di persone diventano assicurati del Leone, è altrettanto vero che altrettanti abbandonano la compagnia.

Insomma, l’innovazione tecnologica è una strada obbligata, ma allo stesso tempo rappresenta un’incredibile opportunità per migliorare e allargare il business. In UnipolSai, per esempio, si stanno sviluppando nuovi prodotti legati al rischio cyber «ancora poco diffusi in Italia», ha detto il direttore generale Matteo Laterza, e allo stesso tempo si studiano nuovi servizi da affiancare alle scatole nere installate sulle automobili, ma anche per le polizze sanitarie o per quelle dell’abitazione, con risarcimenti in forma specifica, nei quali si offre la riparazione del danno. A novembre sarà poi lanciata la scatola nera per le attività commerciali con sensori in grado di rilevare fumo, perdite d’acqua o problemi elettrici. Nella divisione Insurance di Intesa Sanpaolo si punta molto sull’analisi integrata dei dati del canale assicurativo e di quello bancario, ha sottolineato il responsabile Nicola Maria Fioravanti spiegando che «grazie al patrimonio informativo raccolto dal gruppo tramite i propri molteplici canali è possibile fidelizzare i clienti, costruendo un rapporto di fiducia quotidiano e, nello stesso tempo, gestire in modo strategico il loro patrimonio attraverso prodotti dedicati».

Ma l’innovazione può rappresentare anche un rischio, ha aggiunto il presidente dell’Ivass Salvatore Rossi, che è anche direttore generale della Banca d’Italia. «Siamo in presenza di un aumento di rischi per le compagnie, mentre la perdita di sicurezza e di privacy sono i rischi principali per il consumatore», ha detto Rossi, aggiungendo che «la segmentazione della clientela da una parte è una necessità e un’opportunità, ma dall’altra è un problema perché può minare la privacy». Oltre a ciò c’è da aggiungere che la distribuzione via web può agevolare fenomeni opachi, come il furto identità ai danni dell’intermediario. Pericoli attentamente monitorati dal regolatore. «La strada del cambiamento è però già segnata», ha sottolineato la presidente dell’Ania Maria Bianca Farina, che è anche numero uno di Poste Vita, spiegando che nel 2010 il numero delle persone connesse a Internet era 2 miliardi ed è destinato a salire a 5 miliardi nel 2020, con 20 miliardi di oggetti interconnessi. «Dobbiamo pensare a far evolvere il modello assicurativo a beneficio di tutti», ha detto Farina. «L’obiettivo principale delle assicurazioni deve essere quello di proteggere la società e rendere il Paese meno vulnerabile». Come non pensare, quindi, alla questione delle polizze a copertura del terremoto di cui si discute in questo periodo a Palazzo Chigi. A questo proposito, se si guarda al rischio per catastrofi, in Italia le coperture sono scarse, tanto che solo il 10% dei danni è assicurato. Dunque è la cultura del Paese che deve cambiare, hanno ripetuto pressoché all’unisono gli interlocutori presenti in sala.

FONTE MILANO FINANZA