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INTESA SANPAOLO-GENERALI. NON C’È DUE SENZA TRE?

5 Febbraio 2017
Cirasola_Vincenzo_gagi

Cari colleghi,

a chi lavora per Generali da oltre 40 anni, come me non è sfuggito come le storie del mercato si ripetano con una certa frequenza. Mi rivolgo alle notizie che stanno occupando le prime pagine dei giornali, delle quali, sono stato io stesso protagonista in questi giorni, che richiamano l’attenzione su quella che è definita la maxi-scalata dell’anno, ossia l’interesse manifestato dalla banca Intesa Sanpaolo ad acquisire, o meglio, come dicono quelli che parlano bene, a realizzare relazioni industriali con la” nostra” storica Assicurazioni Generali.

Chi ha un po’ di vissuto alle spalle ricorderà che non è il primo caso nel quale si cerca di “attentare il business assicurativo” con lo strumento delle sinergie. Anche negli anni ’90, l’allora Banca Commerciale Italiana realizzò delle sinergie industriali con Generali che portarono alla nascita di Genercomit Gestione e Genercomit Distribuzione, il cui obiettivo era valorizzare le due società attraverso la loro integrazione in un’unica azienda, con la finalità di diventare leader sul mercato, promuovendo la fidelizzazione e la motivazione degli addetti, e realizzando significative sinergie. Inoltre ricordo, sempre a fine anni ‘90, il secondo accordo realizzato da Generali sempre con l’allora Banca Commerciale Italiana che prevedeva la vendita delle polizze RCA allo sportello bancario con una provvigione pari al 9% per la banca, che si limitava solo ad acquisire la polizza, per poi assegnarla all’agenzia di competenza per la gestione del contratto (variazioni, apertura sinistri, incasso anni successivi, ecc,) alla quale veniva riconosciuta (bontà loro) una provvigione del 3%, oltre che il rischio di un negativo conto economico. Entrambi i due progetti presto “fallirono”, perché gli sportellisti non erano capaci neanche di “regalare” una polizza assicurativa, con dispersione di denaro e di licenziamenti di dipendenti e dirigenti.

Ora ci troviamo di fronte al terzo tentativo di “sinergia” tra la mitica Intesa Sanpaolo e Generali, si dice “per salvare l’italianità” (sic).

Ritengo alquanto assurdo e paradossale che una banca si faccia promotrice di un’Ops su una compagnia assicurativa, quando sappiamo benissimo qual è la salute del sistema bancario in Italia, che soffre sempre di più, che deve razionalizzare gli sportelli, i dipendenti e i costi per evitare perdite a bilancio, e sappiamo invece che le compagnie di assicurazione si trovano in uno stato differente, anzi sono esse stesse a contribuire al salvataggio delle banche vedi il caso MPS, con la partecipazione al fondo Atlante, e il salvataggio di altre imprese statali, tipo Alitalia, che oggi è messa peggio di prima. Sappiamo benissimo quindi che dietro a quella che tutti vogliono far passare come un’operazione industriale vi è la malcelata mossa dei nostri “bravi” politici, preoccupati degli oltre 60 miliardi di titoli di stato in pancia a Generali e hanno deciso che sarebbe meglio fossero accomunati agli altri 90 che ha Intesa per evitare speculazioni e altro.

Ma questi signori della politica non hanno capito che, invece, in un paese come l’Italia, che vanta un livello di sotto-assicurazione rispetto al PIL molto elevato, il governo dovrebbe investire molto di più nel favorire la nascita e salvaguardare l’italianità del business assicurativo. Invece l’ignoranza regna sovrana e non s’interviene nella distruzione o nello “spezzatino” del “gioiello” del nostro Bel Paese, che nella sua lunga storia ha creato profitti a tanti, compreso lo stesso Stato. Purtroppo troppo spesso, come abbiamo vissuto sulla nostra pelle, si pensa che questo settore possa essere eseguito da tutti. Si ha la convinzione che la gestione del rischio, perché è questa l’attività principale che noi agenti siamo chiamati a fare, possa essere appresa in poche lezioni di e-learning, tanto che lo stessa Intesa Sanpaolo nella risposta furtiva alla mia lettera fa intuire di non sapere come è organizzata una compagnia assicurativa non distinguendo tra agenti e dipendenti. Che senso ha affermare che si salvaguarderà l’occupazione, il numero di dipendenti, quando le rimostranze arrivano da un rappresentante della rete agenziale? Forse per loro, agenti o dipendenti sono uguali, ed è proprio questo l’aspetto che mi preoccupa maggiormente.

Noi siamo liberi professionisti, nati 185 anni fa e operiamo per forza di un mandato e abbiamo in tutti questi anni contribuito alla raccolta industriale di Assicurazioni Generali, all’utile societario e ai lauti dividendi distribuiti agli azionisti, i quali hanno incassato con piacere, ma che non sembrano tanto disposti in periodi di “vacche magre” ad aiutare la compagnia sottoscrivendo un aumento di capitale che la rafforzerebbe patrimonialmente. Se non ricordo male è dalla fine degli anni ’90 che Generali non realizza un aumento di capitale. Forse oggi ce ne sarebbe bisogno e gli azionisti grandi e piccoli dovrebbero rendersene conto, così come il Governo.

Siamo consapevoli che ciò che muove Intesa Sanpaolo, che l’interesse principale della banca è di salvare l’italianità del risparmio gestito, ma chi salverà l’italianità delle assicurazioni? A chi sarà affidata la distribuzione e la consulenza dei rami danni? Noi che siamo sempre stati l’asset strategico della compagnia, che fine faremo? Il business assicurativo sarà diviso tra il danni a noi agenti e il vita ai bancari, come pensano in molti? E se queste sono le condizioni che futuro avrà il ramo danni? Sarà ceduto a terzi? A chi? …“. Sono queste alcune delle domande che ho rivolto nella mia lettera ai vertici della compagnia. Una lettera che non ho mancato di scrivere immediatamente, quando ho letto che giovedì scorso si sarebbe riunito il CdA di Intesa Sanpaolo, seppure un intervento laser agli occhi subìto il giorno precedente mi rendeva difficile l’esecuzione a causa dell’offuscamento della vista. Seppure la mia vista era annebbiata, la mia mente e visione non lo erano e non lo sono affatto. Non c’è bisogno di essere degli analisti finanziari o di avere delle competenze specifiche per capire qual è il quadro complessivo della situazione. Devo dire che sono fiero di essere riuscito a “colpire nel segno”, vista la risonanza inaspettata avuta sulla stampa nazionale e specializzata, e sono orgoglioso di aver fatto scomodare personalmente il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, a rispondere in tutta fretta, con tutte le conseguenze del caso.

Ma sappiamo che è solo il primo atto. Siamo pronti alla battaglia e a seguire con attenzione tutto quello che accadrà e a opporci con forza per evitare che la “nostra” azienda che è stata per anni l’unico assicuratore italiano “senza frontiere”, il fiore all’occhiello di questa paese, venga ceduta a terzi. Questa volta auspichiamo tanto che la regola “non c’è due senza tre” sia disattesa.

Buona lettura!

Vincenzo Cirasola

Il presidente