News

La rivoluzione della compliance spiegata dal Cetif

10 Settembre 2018

Per l’area della conformità normativa si apre una nuova era. A
caratterizzarla saranno una maggiore attenzione ai dati, una sempre
più capillare applicazione della tecnologia nella regolamentazione
(regtech) e una mentalità sempre più orientata a una logica
predittiva. Secondo il Cetif, centro di ricerca dell’Università
Cattolica di Milano, la digital transformation spingerà sempre di più
la funzione compliance a far fronte a nuove esigenze, indirizzando le
idee del business e fornendo il proprio contributo in maniera
costante.
Questi i presupposti che hanno guidato le attività di ricerca che, nei
mesi di maggio e giugno di quest’anno, hanno coinvolto un panel di 12
istituzioni (Allianz, Allianz Bank, Assimoco, Axa Assicurazioni, Banca
Monte dei Paschi di Siena, Bnp Paribas Cardif, Credem, Bper Banca,
Reale Mutua, Ubi Banca, Unicredit, UnipolSai) con l’obiettivo di
mettere a fattor comune le progettualità sperimentate o in corso e di
indagare sulle implicazioni e sfide organizzative, metodologiche e di
processi che stanno investendo le funzioni nell’evoluzione verso la
cosiddetta compliance 4.0, anche grazie alla partecipazione attiva di
Consob e Ivass nei tavoli di lavoro. Alla ricerca hanno partecipato,
in qualità di partner tecnologici Ibm e Promontory-an Ibm company.

Investire in strumenti regtech

In questa fase di forte transizione, spiega il Cetif, la compliance
diventa una funzione sempre più strategica, alla quale sono richiesti
sia nuovi requisiti organizzativi e competenze, sia investimenti in
strumenti regtech per efficientare i processi di controllo, al fine di
creare maggior valore aggiunto per l’intera Istituzione. Per gli
operatori che desiderano affrontare da protagonista questa
rivoluzione, la tecnologia diventa fattore abilitante: robotica (per
il 60% del panel), advanced analytics (30%) e cognitive (25%) sono
ritenuti strumenti necessari per migliorare l’efficienza interna della
compliance e consentirle di giocare un ruolo chiave e strategico nei
processi di controllo ex ante e nella relazione complessa, sfidante e
interlocutoria, soprattutto per le tematiche di innovazione
tecnologica, con i regolatori.

Meno competenze tecnico legali, più tecnologia

Secondo il Cetif, per far sì che questo avvenga, il bagaglio delle
competenze tecnico-legali all’interno della funzione compliance si
ridurrà del 25% nei prossimi due anni a fronte di un aumento del 60%
di know how tecnologico e di processo, come risulta dalle analisi
condotte all’interno del Business compliance hub 2018 del Cetif. Il
quadro emerso mostra che circa il 40% delle istituzioni ha già
istituito o prevede di creare, nel prossimo futuro, team dedicati al
supporto e all’advisory nei progetti di digital transformation, sia
interni che esterni alla funzione compliance. L’analisi di Cetif
conclude osservando che lo sviluppo e l’incremento del livello di
pervasività della compliance nei confronti del business, degli organi
di vertice, e anche verso l’IT, sono priorità strategiche per tutti i
chief compliance officer, in una logica di compliance by design che
richiede di comprendere fin da subito il momento e la modalità
opportune con le quali intervenire nei progetti e che agisce secondo
il data driven approach quale elemento guida nell’identificazione e
valutazione dei rischi.

FONTE INSURANCE TRADE