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Le Generali? Cresceranno da sole. I piani dopo la scelta di Intesa

26 Febbraio 2017

Nei 32 giorni in attesa del fischio d’inizio della partita più impegnativa della grande finanza in Italia, quella tra Intesa Sanpaolo e Generali che non sarà mai giocata, uno solo tra gli interessati non ha mai parlato, il più interessato di tutti: Philippe Donnet. Le parole da dire al mercato, il gran capo delle Generali, le sta già soppesando in queste ore di lavoro serrato per la presentazione del bilancio in calendario il 16 marzo. Il giorno prima, mercoledì 15 marzo, è convocato il consiglio di amministrazione, il giorno dopo, venerdì 17 — lungi da ogni superstizione — l’ingegnere di origine corsa, studi all’Ecole Polytecnique, celebra un anno esatto alla guida del Leone di Trieste come Ceo. Incarico al quale era stato chiamato dalla posizione di country manager per sostituire Mario Greco. Affrontando la comunità finanziaria Donnet rilancerà la parola chiave che aveva ispirato la presentazione del suo piano industriale lo scorso 23 novembre a Londra: «Accelerazione».

La visione di Donnet non è forse tanto drastica come quella del leader del colosso tedesco Allianz, Oliver Bäte «O si cresce o si muore», ha affermato di recente — ma il manager-rugbista, uno sport nel quale il Ceo delle Generali ha militato fino alla serie C, non sottovaluta la velocità d’esecuzione. Il piano resta di crescita rigorosamente “organica”, ed è certo solo un caso che la stessa definizione sia stata utilizzata da Intesa nella nota che annunciava la scelta di abbandonare lo studio del progetto di «combinazioni industriali» con Trieste. E l’«accelerazione» riguarda prima di tutto la spending review, un taglio dei costi quantificato fin qui a quota 200 milioni, l’uscita dai mercati non più redditizi (con un aumento dei ricavi per circa un miliardo) e l’aumento del 15% della produttività. Donnet dovrebbe confermare anche il miglioramento della cosiddetta performance tecnica che ha portato la compagnia ad avere uno dei migliori combined ratio in Europa (92,4%). Gli analisti hanno cominciato a ragionare di un possibile aumento di capitale della compagnia che esattamente come il suo azionista di riferimento, Mediobanca, ha sempre evitato di batter cassa tra i soci. Più di una fonte a Trieste sembra escludere la necessità di una ricapitalizzazione. Si vedrà. I target finanziari al 2018 prevedono dividendi complessivi per oltre 5 miliardi, una generazione di cassa di oltre 7 miliardi e un Roe operativo medio superiore al 13%.

Promesse fatte al mercato che anche in questi giorni di titoloni sui giornali pare siano state assorbite più della (ipotetica) sfida con l’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina: oggi atteso il test della Borsa. Nel silenzio, un tratto rafforzato nella sua lunga esperienza in oriente, e in particolare in Giappone dove è stato plenipotenziario di Axa, Donnet si è fatto tuttavia molto notare con la mossa più concreta, e non senza conseguenze, di tutta l’intera vicenda. L’acquisto in chiave anti-scalata di una quota del 3,04% di Intesa (una partecipazione temporaneamente al 4,49% per effetto di un prestito titoli accesso in precedenza) che fa delle Generali il terzo socio della superbanca alle spalle delle due fondazioni più influenti, Compagnia di San Paolo e Cariplo. Un presidio che per ora resta lì a segnalare che il Leone non dorme.

FONTE CORRIERE DELLA SERA