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NELLA PREVIDENZA GLI AGENTI DEVONO ESSERE GLI ATTACCANTI

8 Maggio 2016
Foto editoriale GAA

 

 

Cari colleghi,

aprirà i battenti a Napoli questa settimana la GNP2016 ossia “le giornate nazionali dedicate alla previdenza” e molti lavoratori stanno iniziando a ricevere, con mesi o anni di ritardo, da parte dell’INPS, la famosa “busta arancione” che ha la finalità di rendere consapevole il lavoratore che il reddito che egli avrà quando andrà in pensione, secondo le più evolute simulazioni, non sarà sufficiente per il suo fabbisogno e che affidarsi solo alla pensione di primo pilastro (ossia pubblica) lo porterà a una situazione di indigenza. Ecco perché sarà importante nel futuro, ma è bene iniziare a pensarci quanto prima, sottoscrivere dei fondi o polizze che vadano a integrare il gap tra quanto è stato versato e il reddito che otterrò sulla base di questi versamenti e quanto avrò bisogno al momento del pensionamento. Nozioni che se vogliamo sono molto semplici da intendere, in un paese però dove la cultura finanziaria e assicurativa è evoluta. Si da il caso invece che in Italia e lo conferma anche l’articolo in primo piano nella newsletter di quest’oggi intitolato “L’importanza dell’educazione previdenziale”, la cultura di base sia insufficiente e non permetta di comprendere neanche questi concetti di base. Ora si spera che rendere evidente il gap previdenziale possa svegliare la coscienza di qualcuno. Io francamente non ne ho molte speranze. Credo che l’opera da compiere sia molto più complessa e che ciascun membro dell’industria debba svolgere il proprio ruolo. Il parlamento legiferando, senza dimenticarsi elementi importanti dell’industria, le istituzioni proseguendo nell’opera di alfabetizzazione, gli agenti e gli intermediari fornendo consulenza ai privati e le compagnie proponendo prodotti all’avanguardia ed evoluti.

Mi auguro che anche Generali voglia giocare una partita importante in questa sfida e che per farlo si affidi ai suoi migliori giocatori, ossia noi agenti. E per portare a casa il risultato noi agenti abbiamo bisogno di simulatori, di proposte ad hoc, studiate analizzando il fenomeno attuale, ad esempio perché non pensare a dei fondi che si possano sottoscrivere anche in modalità PAC con pochi euro? Potremmo proporli ai nostri clienti per i propri figli o per i nipoti. Un nuovo modo per essere vicini ai clienti, che ci permetterebbe di mostrargli come gli agenti possono venire incontro alle loro esigenze. Speriamo che la compagnia decida di esserci in questa sfida e che non la voglia giocare solo on-line, perché così come evidenzia l’articolo: la corretta determinazione del quanto versare presuppone che il risparmiatore sia dotato di conoscenze di base almeno per valutare correttamente costi e benefici e per definire il proprio profilo di rischio e rendimento. Il contesto in cui si effettuano queste scelte è dominato dalla complessità, perché un piano previdenziale si dispiega su un arco temporale lungo. E solo un agente può essere al suo fianco in modo adeguato per farlo. Non certo un simulatore on-line.

 

Buona lettura!

Carlo Bracci

il vice-presidente