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Quando i numeri non tornano. Il punto della settimana di Antonio Caputo sugli ultimi dati espressi dal Fondo Pensione Agenti

5 Febbraio 2018
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Il punto della settimana di Antonio Caputo sugli ultimi dati espressi dal Fondo Pensione Agenti

 

Cari colleghi,

 

affermava lo scrittore Robert Anson Heinlein che “se qualcosa non può essere espresso in numeri non è scienza: è opinione”. Infatti i numeri non possono essere piegati, asserviti alle proprie verità intrise di umana opportunità, perché regolano le leggi più profonde dell’universo.

 

Ho sempre ammirato, con un senso di profondo rispetto, l’unicità dei numeri primi, la sintesi dell’uno e la divinità del trino, la logica delle matrici e delle progressioni numeriche.

Eppure spesso i numeri sono oggetto di interpretazioni, quasi fossero parte di un copione teatrale in cui si recita a soggetto, per dissimulare la realtà, delineare scenari improbabili, esaltando un proprio effimero successo…….o un eclatante insuccesso dell’avversario di turno.

 

Per quello che attiene la questione Fondo Pensione Agenti, visto che tocca i nostri risparmi e la nostra futura pensione, proviamo a fare chiarezza, e meno demagogia, quantomeno per quello che riguarda il GA-GI. Il Presidente del FONAGE si è recentemente espresso sul bilancio del fondo, un anno dopo il commissariamento; parlando di adesioni in crescita, sottolineando che dal 2001 alla fine del 2017 per la prima volta c’è stato un aumento, con un saldo tra le richieste di uscita e le nuove iscrizioni favorevole a queste ultime, con un attivo di circa 280 iscritti e solo 150 agenti che avrebbero sospeso i versamenti. Infine un passaggio anche sugli agenti di Generali Italia: “quanti agenti hanno deciso di iscriversi alla proposta della Compagnia e del gruppo agenti storico? Solo una minima parte…..non c’è stata in altre parole alcuna migrazione di massa…”.

 

A questo punto “contiamo” noi.

 

Il saldo a fine 2017 degli agenti GA-GI che hanno chiesto di versare in Generali Global o in un PIP è di 370; tra questi circa 50 si sono iscritti per la prima volta ad una forma di previdenza integrativa (quindi non si erano mai iscritti a FONAGE), molti dei quali sono agenti nominati negli ultimi 4 anni e che, considerata la situazione critica del FPA, hanno deciso di non iscriversi per mancanza di fiducia. Ci sono, inoltre, ulteriori 120 nostri colleghi che hanno sospeso il versamento in FONAGE, senza versare su Generali Global, rinunciando (forse per distrazione), al 50% della quota da parte della compagnia, (oltre al pagamento di tutte le spese di gestione), che probabilmente o non versano più da nessuna parte o stanno versando in un PIP di altra società.

 

Nel 2014, anno in cui è iniziata la crisi di Fonage, gli iscritti ex AG in FONAGE erano 1080; oggi sono 508, quindi un dato inconfutabile è che tra i colleghi ex AG, il 53% (pari a circa 570 agenti), non versa più contributi a FONAGE; considerando che a questi si aggiungono i tanti colleghi di altre compagnie che hanno deciso di non confermare la fiducia al fondo di Roma, i dati numerici sulla salute del fondo assumono una dimensione decisamente meno “trionfalistica” e poco attendibile.

 

Allora mi domando con rammarico, ma perché, dopo la cura di “lacrime e sangue” che la categoria (pensionati e prossimi al pensionamento, nonché eredi) ha subito per salvare il FPA, che faceva acqua da tutte le parti proprio a causa dei “numeri” promessi dai precedenti amministratori, si persegue in questa comunicazione “propagandistica”, tra l’altro basata su ipotesi che già in passato non sono state rispettate? Ma perché nessuno racconta che grazie allo SNA, che ha detto NO a tutte le ipotesi di risanamento proposte dal commissario, la categoria ha dovuto rinunciare al contributo una tantum dell’ANIA di 20 milioni (elevabile a 25 milioni, grazie alla mediazione del sen. Cassano) + € 100 all’anno vita natural durante per ogni agente, unicamente per mantenere la “prestazione definita”?

 

Ma perché nessuno degli attuali amministratori di Fonage spiega, con lealtà e trasparenza, che la tanto decantata “prestazione definita”, in base al piano di risanamento che il commissario straordinario ha fatto approvare alla COVIP, dovrà in futuro essere verificata anno per anno sulla base delle risultanze del bilancio tecnico e all’aggiornamento dei calcoli attuariali, per evitare il rischio di un altro buco prospettico?

 

Ma perché vengono esaltate le inique modifiche statutarie post risanamento, che consentono anche ai nuovi iscritti di accedere alle prestazioni definite del fondo “senza versare gli arretrati” (di cui ha beneficiato anche il Presidente dello SNA, tra i 100” fortunati” nuovi iscritti), e l’ “over” rispetto al tasso tecnico di mantenimento, frutto della gestione appena conclusa (peraltro in un contesto di mercato estremamente favorevole), che non è detto che si ripeta il prossimo anno?

Nell’attesa di ricevere una razionale risposta a tutti i suddetti “perché”, ritengo di aver fornito oggettivamente un contributo, di chiarezza numerica sul tema.

 

Concludo con una riflessione: “per una volta” i numeri passano decisamente in secondo piano rispetto alla cocente delusione e profonda frustrazione di coloro, pensionati e non, che hanno fermamente creduto nel FONAGE, sin dagli inizi della propria attività di agenti, salvo vedersi poi falcidiare pensioni e capitale accantonato.

La triste storia recente ci ha insegnato che la realtà a volte supera l’immaginazione, che spesso i numeri da soli non bastano a stabilire la verità, ma ci lascia in eredità la consapevolezza che siamo solo noi gli artefici del nostro futuro, perché in fondo solo “noi contiamo”!!

 

Buona lettura!

 

Antonio Caputo

Componente Giunta Esecutiva