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Piccole imprese corrono grandi rischi

30 Giugno 2014

Gli italiani hanno ancora tanta voglia di vita: ma, a parte l’auto, si proteggono davvero poco

 

Gli italiani hanno ancora tanta voglia di vita: ma, a parte l’auto, si proteggono davvero poco. Nel 2013 l’industria italiana delle polizze ha raccolto complessivamente premi per 118,8 miliardi di euro; in termini reali (cioè tenendo conto dell’inflazione) rappresenta l’11,7% in più rispetto al 2012. Lo sviluppo è dovuto esclusivamente ai rami vita, in cui premi sono aumentati a 85,1 miliardi di euro (+20,7%), mentre il comparto danni ha chiuso in marcata flessione, a 33,690 miliardi di euro, -5,9% nel raffronto con l’anno precedente, sempre in termini reali. Un calo ha registrato anche il settore dell’Rc auto, in cui diminuisce la tensione sulle tariffe che, però, rimangono le più elevate in Europa. Come avviene da molti anni a questa parte, l’Rc auto è stata fra i temi centrali della relazione annuale dell’istituto di vigilanza sul settore, l’Ivass, che si è tenuta nei giorni scorsi; e lo sarà anche dell’assemblea dell’Ania, che si tiene domani a Milano.
Scenari
Per il resto, invece, lo scenario è davvero desolante. La crisi economica comprime la spesa assicurativa di famiglie e imprese, e negli altri rami continua una flessione che dura ormai da alcuni anni. Fra le meno protette vi sono le Pmi, che costituiscono la struttura portante dell’economia italiana. Secondo l’ultimo Osservatorio permanente sul risk management nelle Pmi italiane di RiskGovernance-Politecnico di Milano, il 90% delle piccole imprese e l’82% delle medie non ha al proprio interno un risk manager che si occupa a 360 gradi della gestione del rischio, dalla prevenzione alla sua copertura attraverso le polizze.
«Il risk management è un processo che deve coinvolgere l’intera attività aziendale — spiega Paolo Rubini, presidente di Anra (Associazione nazionale dei risk manager e responsabili assicurazioni aziendali) —. Le Pmi sono esposte a una serie crescente di rischi, che non sono soltanto finanziari ma anche di tipo operativo, dai cyber risk, come la perdita di dati, ai danni di tipo ambientale. Le Pmi che non sono in grado di avere un risk manager, possono rivolgersi ai broker, soprattutto quelli di maggiore dimensione, oppure ai consulenti che sempre più spesso offrono questo servizio».
Conferme
La pesante sotto-assicurazione delle piccole aziende italiane è confermata da una ricerca realizzata da Aiba in collaborazione con Innovation Team: solo il 28% delle Pmi si tutela dai rischi tecnologici, il 12% ha coperture contro l’inquinamento, soltanto il 3% si assicura contro interruzioni dell’attività. «È necessario trasformare in positivo la percezione che le imprese hanno delle protezioni assicurative — sostiene Carlo Marietti Andreani, presidente di Aiba — da semplice costo a investimento, che diventa concretamente proficuo perché le imprese più assicurate hanno un migliore accesso al credito».
Secondo la ricerca di Innovation Team, nel segmento delle Pmi la quota di mercato dei broker supera il 41%. «La scarsa propensione delle aziende da una parte, e la rigidità dell’offerta delle compagnie, dall’altra, possono trovare un contemperamento nel broker — sottolinea Andreani — che, grazie alla sua posizione d’indipendenza e terzietà, è in grado d’individuare il corretto equilibrio tra esigenze di garanzia e sostenibilità finanziaria».
Generali Italia è in prima fila fra le compagnie che puntano decisamente su questo segmento. «Vogliamo porci come primo partner assicurativo delle imprese italiane — sostiene Manlio Lostuzzi, Chief insurance officer di Generali Italia —. Abbiamo creato infatti una struttura specificatamente dedicata al segmento Pmi, con oltre 300 professionisti di cui circa 100 tecnici sul territorio a supporto della rete di vendita». Alle piccole e medie aziende è dedicato anche uno specifico programma di risk management. «Si chiama Zoom Pmi — spiega Lostuzzi —. Una volta definito il quadro di riferimento in cui opera l’azienda, consente all’assicurato di partecipare all’elaborazione delle soluzioni di gestione dei propri rischi, degli strumenti assicurativi e di eventuali programmi di prevenzione per ottimizzare nel tempo i costi della sicurezza. In questo processo sono previsti strumenti di check-up assicurativo con cui individuare assieme all’imprenditore le aree più importanti da coprire, costruendo un piano che può svilupparsi in fasi successive».

FONTE CORRIERE ECONOMIA