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Poca chiarezza e scarsa trasparenza, gli aggregatori online inglesi sotto la lente della FCA

18 Luglio 2014

L’associazione inglese dei broker di assicurazioni (BIBA) lo chiedeva da tempo: gli aggregatori online britannici devono rispettare le regole e rispondere alle esigenze di trasparenza dei clienti.

 

L’associazione inglese dei broker di assicurazioni (BIBA) lo chiedeva da tempo: gli aggregatori online britannici devono rispettare le regole e rispondere alle esigenze di trasparenza dei clienti. Ora anche la Financial Conduct Authority (l’Authority finanziaria inglese) è scesa in campo e mercoledì scorso ha rilanciato, sostenendo che i siti di comparazione di prodotti del Regno Unito, così come sono strutturati ora, omettono di fornire informazioni essenziali sulla polizza aumentando il rischio per il consumatore di acquistare una polizza inadeguata alle proprie necessità. Parliamo di un canale che nel Regno Unito contribuisce a circa un terzo delle vendite complessive di polizze auto.

Si tratta quindi di un argomento alquanto delicato e infatti l’Authority non nasconde la sua preoccupazione per il fatto che gli aggregatori spingano l’attenzione del consumatore, in maniera pressochè esclusiva, sul fattore prezzo, tralasciando invece aspetti determinanti come le coperture e le condizioni di polizza.

Non tutti i comparatori sono uguali, certo, ma è un dato di fatti che i livelli di trasparenza e informazione sui prodotti si differenziano in maniera abbastanza significativo. Sono molti gli utenti che non conoscono gli aspetti determinanti che fanno di una polizza, una buona soluzione assicurativa e molte volte non verificano neanche l’esistenza o meno di spese aggiuntive per non parlare di quale utilizzo potrà essere fatto dall’aggregatore dei dati personali.

Alcuni aggregatori, come Moneysupermarket.com e GoCompare sono indipendenti mentre altri come ad esempio Confused.com, appartengono a importanti gruppi assicurativi (in questo caso ad Admiral), ma secondo il monitoraggio della FCA non si rileverebbero correlazioni tra il livello di trasparenza dei siti e l’appartenenza degli stessi a un grande assicuratore o meno. Nessuna correlazione diretta neanche sulla poca chiarezza in tema di remunerazione, nonostante sia in questo caso evidente che i siti non indipendenti siano maggiormente esposti ai conflitti di interesse, in quanto potrebbero più facilmente beneficiare di vantaggi commerciali.

FONTE ASSINEWS