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Previdenza complementare, le adesioni salgono a 7,6 milioni (+5,3% da inizio anno)

13 Novembre 2016

Secondo quanto riporta la nota di commento all’aggiornamento COVIP dei principali dati statistici della previdenza complmentare in Italia, alla fine del mese di settembre, la previdenza complementare conta circa 7,6 milioni di adesioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è pari a circa 384.000 unità (+5,3%). Nei fondi negoziali, l’incremento dall’inizio dell’anno è stato di circa 147.000 aderenti (+6,1%), portando il totale a fine settembre a 2,565 milioni. La maggior parte delle nuove adesioni nei tre trimestri dell’anno è dovuta al meccanismo di adesione contrattuale ai fondi interessati dei lavoratori del settore edile.

Rispetto all’inizio dell’anno, le adesioni sono inoltre aumentate di 70.000 unità nei fondi aperti (+6,1%) e di 167.000 nei PIP “nuovi” (+6,5%), portando il totale complessivo, rispettivamente, a circa 1,22 e 2,76 milioni di aderenti.

Le risorse in gestione

Il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche complementari si è attestato alla fine del terzo trimestre del 2016 a 146,4 miliardi di euro, 4,5 punti percentuali in più rispetto alla fine dell’anno precedente. Le risorse dei fondi negoziali ammontano a 45,2 miliardi (+6,3%). I fondi aperti dispongono di un patrimonio di 16,5 miliardi, mentre i PIP “nuovi” possono contare su 22,5 miliardi; l’incremento dall’inizio dell’anno è stato, rispettivamente, del 6,8 e del 12,4%.

I rendimenti

I rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media positivi nei fondi negoziali e nei fondi aperti con valori, rispettivamente, del 2,2 e dell’1,1% e marginalmente negativi nei PIP “nuovi” di ramo III (-0,1%); il TFR si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1%.

I fondi negoziali hanno in media conseguito rendimenti positivi per tutte le tipologie di comparto; risultati più elevati sono stati ottenuti dalle linee a contenuto obbligazionario, grazie all’apprezzamento dei corsi dei titoli di debito. Anche nei fondi aperti e nei PIP “nuovi” di ramo III, i rendimenti migliori si sono avuti in media nei comparti obbligazionari; in quelli azionari, per queste tipologie di forma pensionistica il risultato è stato invece negativo (rispettivamente, -0,5% per i fondi aperti e -0,8% per i PIP).

FONTE INTERMEDIA CHANNEL