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Quello che l’assicuratore non deve sapere

16 Settembre 2015

Per i beneficiari delle polizze vita due “aiuti” dalla Cassazione. E due stop, uno per gli eredi, l’altro per le compagnie assicurative. La più recente, la 17790 dell’8 settembre (commentata il giorno seguente sul Sole 24 Ore) afferma infatti che tra i dati che riguardano le persone decedute, a cui hanno diritto di accesso gli eredi, non rientrano quelli identificativi di terze persone, quali sono i beneficiari della polizza stipulata dal de cuius, ma soltanto quelli riconducibili alla sfera personale di quest’ultimo. E quindi la polizza si conferma uno strumento per lasciare parte dei propri beni a persone legate a vario titolo all’interessato, ma non rientranti tra gli eredi legittimi.
Un’altra pronuncia della Cassazione, la 17024 dello scorso 20 agosto dichiara “vessatorie” una serie di clausole molto frequenti nei contratti di assicurazione. Una serie di precetti alle compagnie, che anche per gli assicurati può essere un utile vademecum. Innanzitutto – secondo la sentenza – il beneficiario non è tenuto a produrre un atto notorio sullo “stato successorio” del deceduto, perché? il beneficiario non acquista il diritto all’indennizzo in quanto erede, ma in quanto appunto beneficiario (un principio questo che rafforza ulteriormente quanto detto dalla sentenza dell’8 settembre). Inoltre il beneficiario non è tenuto a produrre l’originale della polizza, perché?di questo l’assicuratore è già in possesso:?per evitare di pagare la persona sbagliata, basta controllare i documenti di colui che chiede l’indennizzo. A parte questo il beneficiario, sempre secondo la Cassazione, non è tenuto a presentare una relazione medica sulla morte del de cuius , o le cartelle cliniche relative ai ricoveri di quest’ultimo.
Il quadro che ne emerge è di una forte semplificazione delle possibilità che le assicurazioni possono chiedere ai clienti. Secondo Silvia Colombo, dello Studio Zitiello e associati: «Si tratta di clausole molto frequenti nei contratti ancora oggi. Però le compagnie non possono non tenere conto dell’interpretazione della norma data dalla Cassazione e per quanto mi risulta alcune stanno già adeguando le loro prassi». Quanto ai clienti: «Non dovrebbe essere necessario arrivare ad un contenzioso con la propria compagnia, nel caso ci si trovasse di fronte a un rifiuto, potrebbe essere anche tentata la strada di un reclamo all’Ivass».

FONTE PLUS 24 – 12 SETTEMBRE