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Se telefonando ….

18 Settembre 2016

Cari colleghi,

non è facile scrivere dopo il grande consenso ricevuto dall’ultimo editoriale del nostro Presidente. Tuttavia sono rimasta molto colpita per come la stampa specializzata sia stata assai fertile, nonché ricca di spunti interessanti di riflessione, sul ruolo dell’agente nell’era del digitale. Ai sopraddetti spunti, si sono inoltre sovrapposte, con valenza rafforzativa, le immagini proiettate durante l’ultima Convention, raffiguranti i campioni olimpici e le loro splendide vittorie, in un crescendo di spinte motivazionali verso obiettivi sempre più ambiziosi.

Allora, proprio durante la Convention, uno degli argomenti ricorrenti, è stato appunto quello della digitalizzazione di numerosi processi; inoltre con la nuova App MyGenerali i clienti potranno conoscere, oltre alle scadenze dei loro contratti, i premi da pagare e addirittura seguire la gestione dell’eventuale sinistro. Praticamente i nostri clienti non avranno quasi più bisogno di chiamare in agenzia: ma quanti di noi da una semplice telefonata hanno fatto ottimi affari?

Sono consapevole che questo è un processo inarrestabile, ma l’evoluzione tecnologica deve necessariamente essere uno strumento e un supporto affinché l’agente continui a rivestire un ruolo centrale. Con questo non voglio dire che dobbiamo attendere che il cliente ci contatti per fare polizze, tutt’altro, bensì continueremo a dedicare le nostre giornate a fare quello che abbiamo sempre fatto, ovvero essere gestori del rischio e professionisti del risparmio: la rete agenziale nonostante tutto raccoglie meglio di altri canali distributivi. Ma per mantenere e incrementare questi risultati, abbiamo bisogno di prodotti e strumenti efficienti, al fine di migliorare la redditività agenziale, e soprattutto che i nuovi processi non ci escludano dal contatto diretto con le persone.

In conclusione, salvaguardiamo e difendiamo l’importanza del rapporto interpersonale con il cliente, perché se questo può sembrare limitante, o superato dai tempi, è in realtà ancora un valore da preservare, da difendere, e può consentire di raggiungere obiettivi ottimali, pur sembrando in partenza svantaggiato: spesso non possiamo prevedere da quale alchimia di fattori scaturisca il successo. Ho ancora negli occhi l’immagine dell’atleta delle cosiddette Paraolimpiadi – l’algerino Baka -, il quale, nella finale dei 1.500 metri, nonostante la sua cecità, è riuscito a correre più veloce del suo omologo alle Olimpiadi di agosto, stabilendo il nuovo record mondiale.

Buona lettura!

Giulia Rizzo

Componente di Giunta