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Si riapre la partita delle assicurazioni

18 Novembre 2014

Emergenza economia, emergenza investimenti, emergenza territorio. In un Paese abituato a muoversi e a reagire solo quando le emergenze superano il livello di guardia, ogni soluzione al nodo delle risorse va presa nella giusta considerazione.

 

Emergenza economia, emergenza investimenti, emergenza territorio. In un Paese abituato a muoversi e a reagire solo quando le emergenze superano il livello di guardia, ogni soluzione al nodo delle risorse va presa nella giusta considerazione. Così, visto che nella lista delle emergenze è ormai entrato a pieno titolo il dissesto del territorio italiano – terremoti, frane e alluvioni stanno quasi mettendo in ginocchio intere regioni e il loro tessuto economico-industriale – il Paese ha l’occasione per raggiungere due obiettivi: mettere in sicurezza le aree più esposte al rischio di calamità e creare, con gli investimenti necessari sulle infrastrutture, nuove e importanti opportunità di lavoro. In questo senso, il Piano Italia Sicura da 9 miliardi di investimenti sulle aree a rischio appena lanciato dal governo rappresenta un passo importante sotto entrambi i profili: dalla logica delle emergenze si cerca di passare a quella cultura della prevenzione che per decenni è rimasta solo sulla carta.
Il mondo delle assicurazioni è ovviamente interessato a questa svolta: la copertura assicurativa è, infatti, uno dei cardini per arginare i danni crescenti da terremoti e alluvioni, di cui oggi si fa carico lo Stato con i soldi dei contribuenti. Con costi ovviamente crescenti: per affrontare seriamente il rischio catastrofale – dalle alluvioni, alle frane ai terremoti – l’Ania, l’associazione delle imprese assicurative, ha calcolato che servano non meno di 30 miliardi di euro.
«Ben venga Italia Sicura – spiega Vincenzo Cacia, executive director di Aon Benfield, leader mondiale nel brokeraggio riassicurativo – e l’impegno sugli investimenti. Con 9 miliardi da spendere in opere strategiche, il governo ha stanziato quasi il doppio dei fondi rispetto al piano precedente di soli 5 miliardi. Così, il progetto che era stato annunciato l’estate scorsa prende ora una forma piuttosto rilevante». Secondo il manager di Aon Benfield, tuttavia, il problema immediato è quello di sbloccare i cantieri e completare gli interventi sul territorio concepiti negli anni scorsi: «Ci sono circa 1.700 cantieri che dovrebbero essere sbloccati nella prima metà del 2015, ma l’obiettivo è quello di aprirne almeno 7.000. Molto dipenderà dalla burocrazia: senza ostacoli imprevisti e veti ideologici molti lavori potrebbero essere ultimati già prima del prossimo autunno».
«Ci dev’essere non solo un intervento rivolto alla prevenzione del dissesto – spiega Cacia – ma anche uno sforzo congiunto pubblico-privato. Nel caso di un evento alluvionale, per esempio, una copertura “mista” pubblico-privato potrebbe essere una soluzione decisiva e sostenibile: all’estero si tratta già di esperienze consolidate». Concetto, quest’ultimo, ribadito anche dall’Ania, l’associazione delle imprese assicurative: da tempo l’associazione preme per un sistema misto di copertura assicurativa tra pubblico e privato. Come in Francia, dove privati e imprese sono obbligati a stipulare una polizza antincendio sugli immobili, che contiene una clausola contro le calamità naturali, con le compagnie di assicurazioni private e lo Stato interviene con una società di riassicurazione pubblica che offre alle compagnie la possibilità di riassicurarsi a un tasso fisso di cessione.
Anche in Spagna l’assicurazione è obbligatoria, ma a sottoscrivere le garanzie relative al rischio straordinario è il Consorcio de Compensacion de Seguros, un ente statale che opera in base a criteri privatistici, con entrate costituite dai premi riscossi.
E in Italia? Secondo uno studio realizzato due anni fa dall’Ania assieme al broker Guy Carpenter su dati Istat, introdurre l’obbligatorietà di queste polizze non sarebbe eccessivamente oneroso per i cittadini. Il risultato, infatti, è un costo medio attorno ai 75 euro per unità abitativa, di cui 67 euro annui per ogni casa al Nord Italia, 91 euro al Centro e di 72 euro al Sud.

FONTE IL SOLE 24 ORE