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Slitta a gennaio l’invio della busta arancione cartacea

15 Dicembre 2015

Nel metodo di calcolo contributivo delle pensioni i periodi di mancato versamento dei contributi dovuti alla precarietà, il rallentamento della economia e le retribuzioni mediamente inferiori rispetto alle generazioni precedenti rischiano di produrre nel tempo livelli di copertura del sistema obbligatorio particolarmente ridotti.
Da non trascurare poi gli effetti del Jobs Act, che sembrano delineare un mercato del lavoro strutturalmente più flessibile. L’effetto conseguente potrebbe essere quello di una carriera lavorativa caratterizzata da periodi di discontinuità contributiva che si riflette irrimediabilmente nell’importo della pensione, con un incremento tendenziale del gap previdenziale. Diventa allora indispensabile pensare per tempo a un percorso di integrazione pensionistica. In questo senso va letto sicuramente in positivo l’avvio del progetto della busta arancione da parte dell’Inps battezzato La Mia Pensione, uno strumento online del sito dell’Inps che consente di fare una simulazione sull’entità della propria futura pensione sulla base della normativa attualmente in vigore e di specifici parametri (alcuni dei quali personalizzabili come l’età, la storia lavorativa e la retribuzione). La consuetudine del colore arancione arriva dalla Svezia che, per prima, decise di spedire a casa dei lavoratori una busta (arancione, appunto) che conteneva la stima della loro pensione. Da allora, tutte le iniziative di questo genere vengono denominate proprio «busta arancione». Secondo le ultime evidenze dell’istituto di previdenza, a sette mesi dall’avvio dell’operazione sono stati 2,18 milioni gli utenti dotati di apposito codice pin che hanno effettuato almeno un accesso nella sezione «La Mia Pensione» mentre le simulazioni fin qui realizzate sono state 3,29 milioni, segno che ci sono stati utenti che hanno fatto più stime. È stata invece posticipata a gennaio la spedizione della busta arancione per chi non ha il pin. In realtà i lavoratori destinatari della simulazione cartacea saranno soltanto circa 150 mila, perché Boeri non ha ricevuto dai ministeri competenti l’autorizzazione a superare i vincoli di spesa. In ogni caso, con «La Mia Pensione» l’Inps sta mettendo gradualmente a disposizione dei suoi assicurati (circa 23 milioni) un servizio di calcolo del futuro trattamento pensionistico sulla base dei dati attualmente registrati, sull’estratto conto e su una proiezione dei contributi futuri. Dal 2016 il software di calcolo online sarà disponibile anche per i dipendenti pubblici. Ma dopo l’informazione bisogna passare all’azione concreta e, se è il caso, integrare la pensione pubblica rivolgendosi ai fondi pensione. Come muoversi? Occorre operare una differenziazione in base alla professione. È auspicabile che i giovani dipendenti del settore privato aderiscano alle forme di previdenza collettiva di riferimento (fondo pensione negoziale o fondo pensione aperto ad adesione collettiva), così da acquisire il diritto del contributo del datore di lavoro. Anche per i lavoratori pubblici giovani è opportuno aderire al proprio fondo pensione, laddove disponibile. Per i dipendenti degli altri settori pubblici sprovvisti al momento di fondi pensione di riferimento e per il personale cosiddetto non contrattualizzato (magistrati, prefetti, diplomatici, avvocati dello Stato e professori universitari), la soluzione è quella della adesione a strumenti di previdenza individuale (fondi pensione aperti, pip). Anche i giovani professionisti e autonomi possono accedere a soluzioni di previdenza individuale. Come scegliere la soluzione giusta? Il fattore costo ha un’incidenza sensibile sulla prestazione. Le stime della Covip indicano che su un orizzonte temporale di 35 anni e a parità di altre condizioni (in particolare i rendimenti lordi), la maggiore onerosità media rispetto ai fondi pensione negoziali si traduce in una prestazione finale più bassa del 17% nel caso dei fondi aperti e del 23% per i pip. Vanno ricordate poi le significative agevolazioni fiscali legate alla previdenza complementare: deducibilità fiscale dei contributi fino a 5.164,57 annui, tassazione rendimenti al 20% rispetto al 26% delle altre rendite, tassazione delle prestazioni con imposta del 15% che si riduce dello 0,3% per ogni anno di adesione superiore al 15°, con minimo del 9%.

FONTE MILANO FINANZA