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SMART WORKING? L’ITALIA RIMANE INDIETRO. L’INDAGINE DI WILLIS T.W.

2 Luglio 2016

La mancanza di una normativa adeguata e la resistenza culturale sono i principali ostacoli allo sviluppo del cosiddetto smart working (letteralmente “lavoro agile”) in Italia. Il nostro Paese, così, resta indietro rispetto a quanto avviene in Europa occidentale.

Una recente indagine Willis Towers Watson, società mondiale attiva nel settore della consulenza e del brokeraggio assicurativo, ha messo in evidenza come il 54% delle aziende italiane di medie e grandi dimensioni intervistate (100 quelle analizzate per un totale di 100.000 dipendenti) ritienga di applicare strategie di smart working. Se poi, però, si vanno ad analizzare le iniziative concretamente messe in campo, quelle realmente strutturate e pienamente compatibili con la normativa in vigore sono appena il 14%.

Eppure, spiega Willis Towers Watson in una nota, «proprio l’aumento di produttività, insieme a una maggiore capacità di attirare e fidelizzare talenti e alla possibilità di ridurre i costi fissi (legati alla necessità di spazi lavorativi più ridotti), sono gli elementi sottolineati dalle aziende coinvolte nell’indagine che hanno già adottato strategie di lavoro agile».

Il 53% delle imprese intervistate prevede di implementare politiche di smart working tra la fine del 2016 e il 2020. Le principali iniziative individuate sono: flessibilità di orario lavorativo (22%), flessibilità di sede di lavoro (24%) e flessibilità di orario e sede di lavoro (49%).

Le criticità maggiormente riscontrate da chi ha adottato queste politiche sono legate «alla gestione dell’attività lavorativa, al timore legato alle coperture assicurative e alle difficoltà di monitorare in maniera efficace il lavoro svolto. Le aziende che non hanno adottato politiche di questo tipo dichiarano di non averlo fatto per criticità legate alla gestione lavorativa (necessità di relazionarsi de visu), per incompatibilità dell’attività lavorativa della maggioranza delle risorse e difficoltà di monitoraggio dei risultati. In ogni caso, il 30% prevede di adottare qualche forma di lavoro agile entro fine anno. Poi c’è un altro 23% di intervistati che prevede di adottare la misura entro il 2020, con il restante 14% dei direttori del personale che si dichiara non interessato a questa opzione».

L’indagine, inoltre, ha mostra che spesso l’iniziativa è dedicata solo a una parte dei dipendenti. I criteri utilizzati per identificarli sono il ruolo organizzativo (31%), funzione/divisione di appartenenza (23%), inquadramento (17%) e anzianità aziendale (6%).

FONTE TUTTO INTERMEDIARI